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Notiziario dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Brescia – aut. Tribunale di Brescia n. 195/1962

Dottor Federico Pe

Il sorriso del Dottor Federico Pe…

L’11 settembre gioca spesso brutti scherzi. In quello del 2021 il dottor e paziente Federico Pe ha completato il suo viaggio terreno all’età di 48 anni.

Nel primo, felice, ruolo – quello di medico – era entrato nel 2000 dopo la laurea in medicina, conseguita presso l’Università degli Studi di Brescia, cui è seguita – presso la stessa Università – la specializzazione in anestesia e rianimazione. A ispirare la sua scelta di svolgere questo mestiere fu, in primis, mamma Aurelia, infermiera all’ospedale di Darfo (poi soppresso), in Valcamonica, dove Federico è cresciuto. La mamma trasmise a Federico la bellezza della cura…del prendersi cura di chi ha bisogno: che sia un figlio o che sia un paziente.

Il manifesto della cura di Federico era alimentato dallo studio, dal rigore, dalla conoscenza e dalle riconosciute competenze e professionalità, ma era anche illuminato dalla compassione e dalla potenza del suo sorriso che regalava ai pazienti, dalla delicatezza verso i parenti che dovevano incassare una brutta notizia e dalla gratuità con cui affrontava le esperienze di solidarietà in Africa, con l’Associazione “Ospedali in Burkina” prima e con “Noha” poi. Quel ruolo ogni tanto gli stava anche stretto, quando premeva nel costringerlo ad una vita molto faticosa, poco leggera e carica di responsabilità e sacrifici.

Nella seconda e difficile veste – quella del paziente – si trovò improvvisamente sommerso nel maggio 2020, al termine di un lungo periodo di lavoro e isolamento quale quello che fu, soprattutto per un rianimatore, il primo lockdown dovuto alla pandemia da Covid-19: Astrocitoma anaplastico. Questa è stata la diagnosi che il paziente Federico ha accolto, inizialmente con sgomento, poi con determinazione e speranza. La speranza è sempre stata sua alleata, ma non una speranza di pura illusione, bensì accompagnata e contrastata dalla consapevolezza. Forse l’ultima parola comprensibile pronunciata, e da noi compresa prima che la malattia si prendesse interamente la capacità di comunicare, è stata proprio “speriamo!”. Forse in dialetto bresciano “speròm”, come amava fare ogni tanto: espressione della sua attitudine ad un modo di vivere semplice, senza orpelli e inutili atteggiamenti vanitosi o autocelebrativi.

Cosa succede quando un medico si ammala? Quel che succede ad ogni uomo. Il medico si spoglia, docilmente ed umilmente, di ogni certezza, competenza, conoscenza e titolo, e si affida ad altri medici e all’affetto dei propri cari. Esattamente come ogni uomo fa. Federico si è affidato con fiducia incondizionata ai colleghi di una vita degli Spedali Civili di Brescia e a quelli, incontrati solo da paziente, dell’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano. Ad ognuno di loro, oggi, noi diciamo il nostro grazie per quanto fatto.

E cosa succede ad un medico quando muore? In taluni casi ricevono l’intitolazione di una sala in ospedale, talvolta, nei Paesi, il nome di una via o di un ambulatorio. A volte si istituiscono borse di studio in loro nome. Nella maggior parte dei casi questo non avviene, ma un medico, più di altri, continua a vivere nelle vite delle persone curate e spesso salvate. Nelle due giornate di camera ardente presso il suo ospedale, Federico è stato visitato da colleghi medici, infermieri, operatori sanitari in diversi ruoli, colleghi degli uffici amministrativi e perfino pazienti tornati a dire grazie al Dottor Pe. Grazie per le cure prestate e grazie per quel sorriso, visibile anche dietro la mascherina chirurgica, che rassicurava e sollevava. Questo è forse il raccolto più fecondo della vita di un medico ed è l’eredità più grande che il Dottor Pe lascia ai colleghi: lavorare con il sorriso. Sempre. Il suo resterà per molti indimenticabile.

Federico ci manca e ci mancherà. Per quei suoi famosi sorrisi, per l’ironia e la voglia di scherzare, per la bellezza e l’armonia della sua figura e della sua personalità che sapevano rendere le giornate, anche quelle lavorative più pesanti, meritevoli di essere gustate.

Ancor di più ci mancheranno la leggerezza, la semplicità e la linearità di ragionamento che nascondevano (solo a chi lo conosceva poco) la potenza e la profondità del suo pensiero.

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