Uno spazio di confronto sulla medicina con notizie, opinioni e commenti

Notiziario dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Brescia – aut. Tribunale di Brescia n. 195/1962

L’otto marzo delle madri ucraine

mimosa foto di Adriana Loglio

Pensavamo, fino a pochi giorni fa, che questa primavera si aprisse alla speranza, dopo due anni in cui abbiamo visto la morte diffusa. Due anni di drammi, che da individuali sono divenuti collettivi, di tutti.

Il COVID ci ha cambiato? Non lo so. Forse in tanti è rimasto un maggior senso di responsabilità verso gli altri o meglio la consapevolezza di quanto siamo dipendenti gli uni dagli altri. Ma da quando la pandemia morde di meno vi è stato un ritorno, forse naturale, al nostro “particulare”.

Ma il COVID ha cambiato il mondo. “Il mondo in cui oggi viviamo non è il mondo più il COVID-19, ma un luogo che è stato trasformato in modo radicale e forse irreversibile….”(1)

Nuove scelte etiche, sociali, sanitarie, politiche sono affiorate. Da queste non potremo prescindere. E questo è un bene: vi è (forse) una nuova consapevolezza, spontanea o meno, del nostro stare insieme.  Quindi speravo, parafrasando Francesco, che questa crisi non l’avessimo sprecata.

Poi, improvvisamente, la gente che scappa dalle bombe. I bambini che muoiono. E le madri che corrono e sono disposte a morire per salvarli.

L’otto marzo è nato dalla tragedia del 1911, quando 134 lavoratrici in sciopero persero la vita nell’incendio della loro fabbrica.

E di nuovo una folle tragedia.

Siamo di nuovo ripiombati nell’ansia collettiva per questa guerra così vicina a noi, e che da un momento all’altro può coinvolgerci direttamente. Non avevamo lo stesso sentimento, o meglio non l’avevo, per le tante guerre lontane che non hanno mai smesso di infestare il mondo. Appunto erano lontane.

Il virus non ha cervello. E noi?

Oggi non c’è niente da festeggiare, ma ricordare sì.

Ricordare.

Le madri ucraine con il volto segnato dal dolore, dalla dignità e dalla forza indomita di portare in salvo i propri cari.

Le madri ucraine che fanno giocare nei bunker i bambini e le bambine della guerra, nonostante tutto.

Le madri ucraine che guardano timorose i loro bambini, all’arrivo, quasi spaventati, nella nuova scuola italiana che li ha accolti e poi li vedono uscire per mano con i nuovi compagni. E sorridono.

Questo è l’otto marzo delle madri ucraine, e allora la mimosa, nonostante tutto, fiorisce ancora.

1. La salute del mondo. Ambiente, società, pandemie, di Luca Savarino e Paolo Vineis, Feltrinelli, 2020

5 1 voto
Valutazione articolo
Iscriviti
Notificami
inserisci il tuo indirizzo e-mail

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

0 Commenti
Inline Feedbacks
Visualizza tutti i commenti

Altri Articoli

Primo Piano

Si può morire di vecchiaia?

Sulla base del certificato ufficiale di morte, la Regina Elisabetta II sarebbe morta di vecchiaia. Ma esiste la morte per “vecchiaia”? E l’età è di per sé una malattia?

Continua a leggere »
Primo Piano

La figlia di Forlì

Casi clinici/ Una coppia anziana, una figlia lontana e una vicina, il delicato lavoro di composizione del medico. Perché per dare “buoni consigli” bisogna guadagnare i titoli sul campo della quotidianità.

Continua a leggere »
Recensione

Libri/ Racconti psichiatrici

Dei folli, gli psicotici, i matti non si parla più molto. L’esordio letterario di due psichiatri prova a raccontare questo mondo, affidandosi all’intensità degli epigrammi e ad un medical thriller.

Continua a leggere »
Primo Piano

Le “altre” pandemie

Sars-CoV-2 e non solo: le altre pandemie non infettive contribuiscono a distogliere lo sguardo. La guerra, il cambiamento climatico, la crisi di governo. Come sarà l’autunno con tante incertezze all’orizzonte?

Continua a leggere »
Editoriale

Il ruolo sociale del medico

Nonostante i progressi terapeutici e le straordinarie conquiste in campo medico, l’insoddisfazione dei pazienti (ma anche dei medici) è molto aumentata. Analizzarla è il primo passo verso possibili soluzioni.

Continua a leggere »
Primo Piano

Tempi difficili

L’editoriale del direttore Balestrieri analizza il periodo attuale segnato da pandemia, guerra e cambiamenti climatici, alla riscoperta di un senso più autentico della professione medica.

Continua a leggere »
Intervista

La parola è un farmaco

Fausto Manara, psichiatra e psicoterapeuta, innovatore nelle cure per i disturbi del comportamento alimentare, analizza il malessere di un presente inquieto. «Il punto vero è la difficoltà ad avere consapevolezza di chi siamo e quanto valiamo».

Continua a leggere »
Casi clinici

I luoghi della memoria

Casi clinici/ Un incontro inatteso nel silenzio del cimitero riporta alla luce un passato lontano. Alla ricerca di un senso, anche quando i ricordi sembrano svanire.

Continua a leggere »
Primo Piano

Il tempo triste di un mestiere bellissimo

Un sabato mattina d’estate, aspettando di andare al mare. Un improvviso malore e la corsa in Pronto soccorso, scenario di momenti relazionali su cui si misura la vera qualità del medico. Con un ringraziamento postumo, affidato a una cartolina da Rimini.

Continua a leggere »
Casi clinici

Preghiera a Gesù

Casi clinici/ Un lungo matrimonio, una storia esemplare di amore coniugale, che non arretra di fronte alla fatica di vivere. E una preghiera da recitare insieme, tutte le sere.

Continua a leggere »
Casi clinici

La morte della signora Norma

Casi clinici/ Un’anziana sola raccontata dallo sguardo dei sanitari che devono decidere per lei la migliore destinazione, provando a immaginarne la storia e i desideri.

Continua a leggere »
Primo Piano

Il lago dei cigni

Guerra e pandemia, i due cigni neri che hanno messo in crisi le nostre certezze. Per mettere a fuoco le coordinate del futuro l’Ordine lancia un sondaggio on line riservato ai medici bresciani.

Continua a leggere »
Casi clinici

Cibo e demenza

Casi clinici/ Dal cotechino ai cavoli, dal cuscus allo zenzero: il valore dell’alimentazione e il giro del mondo in tavola di un’anziana nell’avvicendamento delle badanti

Continua a leggere »
bambola di pezza
Casi clinici

La suora e la bambola

L’ho incontrata per la prima volta sei mesi fa; mi è stata portata dalle consorelle per un’anormale inquietudine, un comportamento “sopra le righe”. Ottant’anni, è in convento dall’età di dodici.

Continua a leggere »
la città in guerra brucia colpita da un attacco nucleare
Primo Piano

L’ultima epidemia

La guerra nel cuore dell’Europa riporta l’attenzione sulla minaccia nucleare, che potrebbe mettere in pericolo la civiltà umana: l’appello dei medici russi e ucraini aderenti a IPPNW

Continua a leggere »
Casi clinici

Abbandoni

Casi clinici/ “Per una donna ci sono alcuni punti fermi irrinunciabili”. Quegli abbandoni che diventano fattori di rischio della vecchiaia.

Continua a leggere »
0
Lascia un commentox