Uno spazio di confronto sulla medicina con notizie, opinioni e commenti

Notiziario dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Brescia – aut. Tribunale di Brescia n. 195/1962

La medicina di famiglia ieri, oggi e domani

stetoscopio e pc per medico di famiglia

Al quinto anno di università, durante la frequenza del reparto di II Medicina, decisi di fare il medico di famiglia. Allora immaginavo possibile l’integrazione tra ospedale e territorio (dove lavoravano anche alcuni dei medici strutturati) e verificavo una positiva considerazione per la medicina generale. Apprezzavo l’idea del rapporto continuativo con i pazienti, della medicina della persona, della piena responsabilità di conduzione di un percorso sanitario, della flessibilità organizzativa a seconda delle esigenze. Sono passati 30 anni e non tutti i sogni si sono avverati.

La medicina territoriale è da sempre una meravigliosa incompiuta e la pandemia ne ha esasperato la disomogeneità e lo scollamento da quella ospedaliera. Quando firmai la convenzione si discuteva della necessità di integrazione tra ospedale e territorio e oggi, a differenza del passato, c’è la disponibilità dei finanziamenti del PNRR che obbligano le regioni a riformare i propri servizi sanitari.

La creazione dei Distretti Socio-Sanitari e delle Case della Comunità è un fatto positivo purché si preveda un’integrazione con la rete degli studi professionali già esistenti, se invece diventerà l’unica possibilità di assistenza eliminando di fatto la capillarità diffusa e il rapporto di fiducia che gli ambulatori periferici garantiscono, allora il giudizio non può che essere negativo. Una scelta condivisibile appare invece l’unica regia organizzativa, sia per la medicina di famiglia che per la specialistica territoriale con stretta integrazione dei servizi sociali.

Ogni riforma sanitaria è complessa poiché entrano in gioco molte variabili imprevedibili e deve rispondere soprattutto ai bisogni dei cittadini, ma vanno considerate anche le esigenze dei professionisti coinvolti. Quando questo non avviene c’è il rischio di creare una scatola accattivante, ma vuota di contenuti. Per riempirla vanno chiariti e definiti gli obiettivi: i mattoni da soli non bastano a costruire la medicina territoriale.

Sullo sfondo poi c’è il nodo del futuro rapporto contrattuale per i medici di famiglia. Tra le ipotesi proposte dalle Regioni c’è anche la dipendenza che a mio parere mina il rapporto fiduciario oltre a non essere sostenibile economicamente. Credo che la definizione degli obiettivi e della valutazione dei risultati sia più importante della tipologia del contratto che appare essere più ideologica che utile.

La pandemia ha imposto il cambiamento e l’occasione va sfruttata, ma il decisore politico deve considerare le richieste provenienti da chi sul territorio lavora quotidianamente e ad oggi non si percepisce tale considerazione.

La medicina generale ha chiari i concetti da sviluppare per essere cerniera utile tra il cittadino e l’assistenza di secondo livello e per la sua presa in carico.

Questa riforma nelle case della comunità dovrebbe:

  • garantire un approccio multidimensionale e multiprofessionale al paziente, ma sembra dimenticare la capillarità già esistente degli studi medici;
  • implementare la digitalizzazione che deve essere semplice e fruibile, ma le continue carenze del sistema SISS più volte denunciate non sono mai state sanate;
  • attuare una vera integrazione con il sociale coinvolgendo gli enti locali che tuttavia non sono stati ancora interpellati;
  • dare consapevolezza culturale e professionale in un’ottica di “accountability”, ma finora non sembra presente un cambio di passo sulla valutazione che a mio modo di vedere va fatta sulla qualità erogata e non più sulla quantità;
  • dare un chiaro mandato pubblico nella gestione dei distretti, ma Regione Lombardia da sempre vede nel privato accreditato una risorsa sussidiaria.

Ritengo che sul territorio una logica competitiva comporti una perdita di omogeneità erogativa e di capillarità a causa di un’economia di scala magari esasperata.

La medicina generale vuole essere propositiva, come sempre, ma è stanca di subire modifiche importanti del proprio lavoro senza condivisione e con il rischio di diventare facile capro espiatorio se le cose andassero male. Il tempo degli alibi per tutti gli attori della partita territoriale è finito, ce lo chiedono i cittadini. La medicina generale può e deve produrre risultati di salute e sono convinto che la nostra provincia parta da una buona base e da una disponibilità sempre dimostrata, ma la parte pubblica dovrà ascoltarci, altrimenti il rischio di avere sprecato una grande occasione sarà realtà.

5 1 voto
Valutazione articolo
Iscriviti
Notificami
inserisci il tuo indirizzo e-mail

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

0 Commenti
Inline Feedbacks
Visualizza tutti i commenti

Altri Articoli

Primo Piano

Si può morire di vecchiaia?

Sulla base del certificato ufficiale di morte, la Regina Elisabetta II sarebbe morta di vecchiaia. Ma esiste la morte per “vecchiaia”? E l’età è di per sé una malattia?

Continua a leggere »
Primo Piano

La figlia di Forlì

Casi clinici/ Una coppia anziana, una figlia lontana e una vicina, il delicato lavoro di composizione del medico. Perché per dare “buoni consigli” bisogna guadagnare i titoli sul campo della quotidianità.

Continua a leggere »
Recensione

Libri/ Racconti psichiatrici

Dei folli, gli psicotici, i matti non si parla più molto. L’esordio letterario di due psichiatri prova a raccontare questo mondo, affidandosi all’intensità degli epigrammi e ad un medical thriller.

Continua a leggere »
Primo Piano

Le “altre” pandemie

Sars-CoV-2 e non solo: le altre pandemie non infettive contribuiscono a distogliere lo sguardo. La guerra, il cambiamento climatico, la crisi di governo. Come sarà l’autunno con tante incertezze all’orizzonte?

Continua a leggere »
Editoriale

Il ruolo sociale del medico

Nonostante i progressi terapeutici e le straordinarie conquiste in campo medico, l’insoddisfazione dei pazienti (ma anche dei medici) è molto aumentata. Analizzarla è il primo passo verso possibili soluzioni.

Continua a leggere »
Primo Piano

Tempi difficili

L’editoriale del direttore Balestrieri analizza il periodo attuale segnato da pandemia, guerra e cambiamenti climatici, alla riscoperta di un senso più autentico della professione medica.

Continua a leggere »
Intervista

La parola è un farmaco

Fausto Manara, psichiatra e psicoterapeuta, innovatore nelle cure per i disturbi del comportamento alimentare, analizza il malessere di un presente inquieto. «Il punto vero è la difficoltà ad avere consapevolezza di chi siamo e quanto valiamo».

Continua a leggere »
Casi clinici

I luoghi della memoria

Casi clinici/ Un incontro inatteso nel silenzio del cimitero riporta alla luce un passato lontano. Alla ricerca di un senso, anche quando i ricordi sembrano svanire.

Continua a leggere »
Primo Piano

Il tempo triste di un mestiere bellissimo

Un sabato mattina d’estate, aspettando di andare al mare. Un improvviso malore e la corsa in Pronto soccorso, scenario di momenti relazionali su cui si misura la vera qualità del medico. Con un ringraziamento postumo, affidato a una cartolina da Rimini.

Continua a leggere »
Casi clinici

Preghiera a Gesù

Casi clinici/ Un lungo matrimonio, una storia esemplare di amore coniugale, che non arretra di fronte alla fatica di vivere. E una preghiera da recitare insieme, tutte le sere.

Continua a leggere »
Casi clinici

La morte della signora Norma

Casi clinici/ Un’anziana sola raccontata dallo sguardo dei sanitari che devono decidere per lei la migliore destinazione, provando a immaginarne la storia e i desideri.

Continua a leggere »
Primo Piano

Il lago dei cigni

Guerra e pandemia, i due cigni neri che hanno messo in crisi le nostre certezze. Per mettere a fuoco le coordinate del futuro l’Ordine lancia un sondaggio on line riservato ai medici bresciani.

Continua a leggere »
Casi clinici

Cibo e demenza

Casi clinici/ Dal cotechino ai cavoli, dal cuscus allo zenzero: il valore dell’alimentazione e il giro del mondo in tavola di un’anziana nell’avvicendamento delle badanti

Continua a leggere »
bambola di pezza
Casi clinici

La suora e la bambola

L’ho incontrata per la prima volta sei mesi fa; mi è stata portata dalle consorelle per un’anormale inquietudine, un comportamento “sopra le righe”. Ottant’anni, è in convento dall’età di dodici.

Continua a leggere »
la città in guerra brucia colpita da un attacco nucleare
Primo Piano

L’ultima epidemia

La guerra nel cuore dell’Europa riporta l’attenzione sulla minaccia nucleare, che potrebbe mettere in pericolo la civiltà umana: l’appello dei medici russi e ucraini aderenti a IPPNW

Continua a leggere »
Casi clinici

Abbandoni

Casi clinici/ “Per una donna ci sono alcuni punti fermi irrinunciabili”. Quegli abbandoni che diventano fattori di rischio della vecchiaia.

Continua a leggere »
0
Lascia un commentox