In ricordo del professor Flavio Terragnoli
Il 25 agosto del corrente anno ci ha lasciato improvvisamente il professor Flavio Terragnoli; personalmente, più che un collega, un amico, un fratello.
Era nato a Brescia nel 1952, avrebbe compiuto 73 anni il prossimo 15 settembre. Era andato in pensione da sette mesi, in ottima salute, fisica e mentale, dopo essere stato per 30 anni Direttore della Divisione di Ortopedia e Traumatologia della Fondazione Poliambulanza di Brescia.
Non ci sono parole per accettare la sua scomparsa così repentina.
Ci siamo conosciuti negli anni 70 nel reparto della Seconda Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale Civile di Brescia, che diventerà Clinica Ortopedica dell’Università di Brescia, diretta dal professor Giorgio Brunelli. Io ero arrivato qualche anno prima, mentre Flavio alcuni anni dopo. Eravamo giovani medici pieni di entusiasmo e voglia di fare. C’è stata subito tra me e Flavio una forte empatia, sfociata in una grande amicizia ed una simbiosi lavorativa. Spesse volte eravamo di guardia insieme. A quel tempo all’Ospedale Civile di Brescia afferiva tutta l’ortopedia e la traumatologia complessa della città e parte della provincia. Inoltre, il professor Brunelli aveva sviluppato una super specialità, la microchirurgia e la chirurgia dei rimpianti degli arti, tra l’altro riconosciuta in Italia e in tutta Europa, per cui dovevamo coprire, oltre l’attività ordinaria, anche gli interventi in urgenza dei rimpianti degli arti, che arrivavano da tutta Italia: un lavoro massacrante, fatto molte volte di notte, con grande sacrificio di tutta l’equipe.
Abbiamo lavorato insieme per 45 anni, 20 passati all’Ospedale Civile di Brescia ed altri 25 alla Fondazione Poliambulanza di Brescia. Insieme abbiamo studiato, partecipato a congressi e corsi di perfezionamento, sia in Italia che all’estero, pubblicato lavori scientifici su prestigiose riviste. Mi dicevi che ero stato il tuo maestro e che ti avevo insegnato tanto quando lavoravamo all’Ospedale Civile, ma poi, come si suol dire, l’allievo ha superato il maestro. Mi ricordo dei tanti casi difficili per i quali ci confrontavamo e decidevamo insieme come poterli risolvere, perché, come dicevi tu, quattro occhi vedono meglio di due. Le nostre conversazioni non si limitavano poi solo alle questioni lavorative, ma toccavano tanti aspetti della nostra vita, scambiandoci reciproci consigli, come accade in chi è legato da un’amicizia di lunga data.
Eri un gran lavoratore e portavi avanti il tuo lavoro con rigoroso impegno professionale. Avevi doti di diplomazia, di comunicazione, di organizzazione e soprattutto quel senso comune delle cose che ti accompagnava in tutto ciò che decidevi di fare: prerogative che non si studiano sui libri, ma sono innate.
In Poliambulanza eri un direttore autorevole, ma non autoritario, aperto al dialogo ed alle novità; ti aggiornavi costantemente, ultimamente anche nel campo della chirurgia navigata e della robotica protesica. Eri capace di far coincidere gli obiettivi dei singoli con quelli del gruppo e di stimolare una sana e leale competitività tra tutti noi.
Eri colmo di onestà ed integrità morale, che non hanno mai vacillato nell’insidioso percorso della tua vita professionale e del ruolo apicale che ricoprivi. Per merito ed impegno avevi ottenuto presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, al Policlinico Gemelli di Roma, nella Scuola di Specialità in Ortopedia e Traumatologia, il titolo di Professore incaricato all’insegnamento di Ortopedia e Traumatologia. Tanti medici specializzandi venivano mandati dal Policlinico Gemelli di Roma nel nostro Reparto per completare il percorso di studi. Verso i giovani collaboratori eri prodigo di consigli professionali e comportamentali.
Non esitavi quando eri chiamato a qualsiasi ora del giorno e della notte a venire in ospedale per dare aiuto ad un chirurgo in difficoltà in sala operatoria. Eri sempre a disposizione degli altri, sempre pronto a dare un aiuto sincero a chi ne aveva bisogno, malati e colleghi, anche se questa generosità toglieva tempo a te stesso. Gli unici tuoi hobby erano la lettura (eri un divoratore di libri), e la montagna, quando il tempo libero te lo permetteva.
Eri una persona pragmatica, senza profluvi di parole, rapido nelle decisioni. Un grande chirurgo, di alta qualità, abile ed essenziale, come i risultati dei tuoi interventi hanno dimostrato. Infatti, molti tuoi pazienti erano sportivi di alto livello, altri erano personaggi illustri della società civile, altri venivano da fuori regione per essere operati da te. Al contempo, eri però anche al servizio della gente comune, umile, non abbiente, che operavi con lo stesso impegno e la stessa perizia, senza alcuna distinzione.
Eri nato a Brescia, sei vissuto a Brescia e qui hai costruito tutta la tua carriera professionale. Sei riuscito a smentire il famoso detto Nemo profeta in patria perché sei stato in grado di vedere riconosciuti, a casa tua, i tuoi meriti umani e professionali, superando invidie ed incomprensioni, lavorando sodo, scegliendo validi collaboratori, e creando dal niente una divisione di ortopedia e traumatologia in Fondazione Poliambulanza che, ad oggi, rappresenta un punto di riferimento non solo in Lombardia, ma di fatto in tutta Italia.
Caro Flavio, alcune persone entrano d’impeto, altre invece sommessamente, nella nostra vita ma, quando ne escono, lasciano un’impronta indelebile nei nostri cuori: tu sei uno di quelli, insieme al compianto nostro amico e collega dottor Achille Bernardini, Direttore del servizio di Anestesia e Rianimazione della Fondazione Poliambulanza. Mi piacerebbe un giorno incontrarvi in qualche posto della divina eternità e passare ancora delle giornate in vostra compagnia. Non un addio, ma un arrivederci.
Giovanni Li Bassi
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