In memoria di Sara
Ci sono legami che non si limitano a condividere i giorni, ma ridefiniscono il senso stesso del tempo e della cura. Per me, Sara non è stata solo la compagna della mia vita, la madre dei nostri figli; è stata anche una testimone straordinaria di cosa significhi, nel profondo, essere medico.
Ho visto da vicino la sua dedizione. Nel suo lavoro quotidiano sul territorio come medico di medicina generale, e in particolare durante gli anni drammatici del COVID, quando è sempre rimasta in prima linea, senza mai tirarsi indietro di fronte alla paura o alla fatica, proteggendo e curando la sua comunità con un coraggio incrollabile.
Sara non ha mai vissuto questa professione come un semplice mestiere: per lei era una vocazione assoluta, fatta di ascolto vero, di empatia disarmante e di una curiosità intellettuale che non si spegneva mai.
Chi l’ha conosciuta, chi l’ha incontrata nei momenti più fragili della malattia, sa quanta umanità mettesse in ogni gesto. Sapeva unire una mente lucida e brillante a un cuore capace di farsi carico del dolore altrui con una grazia rara, leggera e mai di facciata.
Ha affrontato anche la sua malattia con una dignità immensa, con il sorriso e una positività disarmante, dimostrando a tutti noi cosa significhi un attaccamento viscerale alla vita, lottare e amare fino in fondo.
Ciò che Sara lascia alla comunità medica è l’esempio luminoso di una professione vissuta come incontro autentico tra persone. A me e ai nostri figli lascia molto di più: la certezza che certi amori non finiscono con la morte, ma continuano a vivere in ogni respiro, nel ricordo di chi l’ha stimata e, soprattutto, nella luce dei nostri bambini.
Ciao, Sara
Il marito Ivan Calvetti
Un ricordo speciale per la mia Sara, più che una collega una sorella con la quale ho condiviso la passione per questo lavoro.
Abbiamo percorso molto strada insieme partendo dai banchi universitari, tra gli ambulatori più sperduti e le notti in guardia medica fino alla realizzazione del nostro ambulatorio, scelto e costruito su misura per noi per poterci permettere non solo di curare nel senso tecnico del termine ma di prendersi cura e accogliere.
Mi hai insegnato ad ascoltare, a non avere fretta e soprattutto a vedere la persona nel suo insieme, mai ad identificarla con la sua malattia.
Tu sei stata così, sei stata malata per tanto ma non ti sei mai sentita in difetto, anzi hai insegnato a tutti noi a vedere il bello in ogni difficoltà.
Da collega non è stato facile essere per una volta dall’altra parte, ma mi hai insegnato ad affidarci, accettare e essere grata per ogni giorno regalato perché anche in ospedale siamo riuscite a ridere e a godere della compagnia reciproca.
Colgo l’occasione per ringraziare l’intero reparto dell’oncologia degli Spedali Civili, il personale medico in particolare il dottor Rangoni e la dottoressa Consoli, gli infermieri e gli ausiliari, tutti ad uno ad uno perché con la loro umanità e attenzione ci hanno fatto sentire al sicuro e protetti, anche nella tragicità degli eventi.
Hai sempre saputo cogliere il Bello in quel che ti circondava e questo ti ha portata a scoprire luoghi e persone. Ora spetta a me e alle tue amiche più care non lasciare che tutto questo finisca: l’impegno di Sara diventerà “SARÀ”, un’associazione capace di abbracciare arte e natura per farne nascere cultura e partecipazione, la nostra e quella di chiunque vorrà unirsi.
L’amica e collega Annalisa Pizzuto
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