Viviamo l’età dell’indifferenza dice a Peter Goodman, inviato del New York Times in Somalia, Kate Philipps Barrasso del Mercy Corps, un gruppo d’aiuto americano lì attivo.
Somalia: un Paese già colpito da guerra civile e carestia, subisce oggi il rialzo drammatico dei costi in cibo, carburanti, fertilizzanti a causa della guerra Usa Israele Iran con il blocco dello stretto di Hormuz. Contemporaneamente gli aiuti umanitari internazionali, in primo luogo statunitensi con la soppressione di USAid, ma anche europei (Francia, Germania, Gran Bretagna) sono stati fortemente ridotti con il licenziamento di migliaia di operatori e la chiusura di molti centri di accoglienza.
Fame, migrazioni forzate, assenza di cure mediche in un altro Paese fuori dai riflettori.
Gaza, Sudan, Ucraina, Libano, Myanmar.
Stiamo attraversando il periodo più violento dalla guerra fredda per morti nei conflitti ed espulsione di popolazioni.
Principi umanitari e diritto internazionale costantemente violati.
Operatori sanitari, presidi ospedalieri obiettivi di guerra.
Epidemie, come Ebola, più minacciose anche per i ridotti apparati di monitoraggio ed intervento.
Il sistema di aiuti umanitari è stato “eviscerated”, svuotato, dice Philipps Barrasso.
È probabilmente il momento di ripensarlo.
Stiamo attraversando il periodo più violento dalla guerra fredda per morti nei conflitti ed espulsione di popolazioni.
Una radicale trasformazione è auspicata dalla Commissione Johns Hopkins Center for humanitarian health-Lancet sulla salute, conflitti, migrazioni forzate cui è dedicato il numero della rivista del 23 maggio scorso[1]. Si critica qui una storia di aiuti internazionali nutrita sì di valori umanitari e solidaristici, ma che risente di un’eredità coloniale. Controllata da pochi attori globali che hanno spesso messo da parte gli attori locali, i bisogni e le necessità delle popolazioni interessate, con fenomeni di spreco, corruzione, scarsa trasparenza.
Nel Sudan martoriato dalla guerra civile, l’esperienza delle Emergency Response Rooms (ERR), organizzazioni locali autogestite, ha dimostrato efficacia nell’erogare aiuto alle popolazioni di profughi, rappresentando un esempio positivo di gestione responsabile.
Rafforzare i sistemi nazionali, sanitari e sociali.
Priorità ai bisogni delle popolazioni.
Autorità decisionale agli attori locali con counseling esterno, ma leadership esterna solo in circostanze eccezionali.
La Commissione chiede coraggio e guida per le riforme rivolgendosi soprattutto alle medie potenze sottolineando che la solidarietà internazionale, al di là delle motivazioni etiche, favorisce una stabilità di lungo termine ad un costo modesto rispetto ai budget nazionali ed alle spese per la difesa.
Un auspicio condivisibile in un momento oscuro della nostra storia.
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Spiegel P, Martinez E, Abrahim O et al. Johns Hopkins Center for Humanitarian Health–Lancet Commission on health, conflict, and forced displacement: health in a world of crises and impunity.
The Lancet, 2026; 407, 2065-2140 ↑
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