Notiziario dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Brescia – aut. Tribunale di Brescia n. 195/1962

Il canone della longevità

Foto di Raul Angel su Unsplash

Renzo Rozzini ha pubblicato di recente per Scholè-Morcelliana il libro Il canone della longevità – Prendersi cura dell’età avanzata, che presenta in questo articolo.

Il libro nasce dalla vicinanza con l’età avanzata per più di quarant’anni – come medico e come studioso. Nel testo ho provato a offrire un contributo alla discussione sull’invecchiamento, alla sua narrazione, non solo con la testa, ma anche con il cuore. Il mio intento è stato quello di proporre riflessioni, conoscenze ed esperienze che potessero nutrire il dibattito su vecchiaia e sulla longevità, ovvero sull’età avanzata in salute, mettendo al centro la persona e le persone.

Molte cose sono cambiate da quando ho iniziato la professione medica.

Gli ottantenni di oggi non somigliano affatto a quelli di quarant’anni fa. All’epoca, rappresentavano una piccola minoranza tra i pazienti: spesso con istruzione elementare (quando non inferiore), avevano attraversato l’influenza spagnola, due guerre mondiali, vissuto in case fredde e povere, conosciuto la fame e la mortalità infantile. Si consideravano sopravvissuti e accettavano dolori e malanni come inevitabile prezzo del tempo che passa. Parlare con loro significava ascoltare richieste semplici, espresse in un linguaggio essenziale, e operare in un rapporto medico-paziente segnato da autorevolezza e paternalismo.

Oggi, invece, gli ottantenni sono protagonisti. Nati durante la seconda guerra mondiale, dopo il conflitto bellico hanno avuto accesso a un’istruzione migliore, a condizioni abitative e lavorative più dignitose, a una protezione sociale concreta. Hanno potuto contare su un sistema sanitario pubblico, efficiente e accessibile. E, soprattutto, hanno maturato una nuova cultura della salute: si alimentano con attenzione, fanno attività fisica, limitano il fumo e l’alcol, fanno prevenzione e chiedono cure. Non più sopravvissuti, ma cittadini consapevoli.

Il risultato? In quarant’anni abbiamo guadagnato 20 anni di spettanza di vita. Si arriva all’età avanzata in condizioni di salute nettamente migliori. Le patologie acute sono rare, mentre dominano quelle croniche. Le persone, anche molto avanti con gli anni, sono spesso robuste, tanto da poter affrontare interventi chirurgici complessi.

La medicina della vecchiaia, la geriatria, un tempo vista con sospetto, è diventata oggi una frontiera scientifica e umana di straordinaria attualità.

Ricordo bene quando, agli inizi, dicevo a chi lo chiedeva di voler occuparmi di invecchiamento. In molti mi guardavano con aria perplessa: “Una scelta di cuore, certo, bravo… ma, che stimoli scientifici potrai trovare in un corpo che ha perso e perde pezzi?”.

Quarantacinque anni fa, ho avuto la fortuna di incontrare il prof. Marco Trabucchi (e forse lui ha avuto la fortuna di incontrare me) e come un tempo si faceva con i maestri a lui mi sono affidato. Era tra i neuroscienziati il primo a intravedere un mondo ancora sconosciuto, quello del cervello che invecchia, e a volerlo studiare. Da lì è partito un cammino, insieme, che partito dal cervello si è successivamente interessato di tutto il corpo, e che tuttora dura, un percorso di studio e presenza accanto alle persone. Un’intuizione, la sua, che si è rivelata lungimirante, e per me un’adesione di vita, imprescindibile.

Per l’entità del fenomeno, oggi più che mai, nella comprensione della salute degli anziani, specialmente per la quota di coloro meno fortunati che sono diventati fragili, serve conoscenza, competenza, rigore. Le risposte alla complessità non possono essere improvvisate, e i “secondo me” non possono essere tollerati.

Robert Kane, il maestro comune americano, che due volte all’anno incontravamo negli Stati Uniti per lezioni private, esortava all’intolleranza creativa, intolleranza verso chi pensa “arbitrariamente” quando discute di anziani (lui diceva “alla carlona”), ma allo stesso tempo creativa nella proposta di modi nuovi di azione e pensiero.

Oggi sappiamo molto su cosa significhi invecchiare. Esiste un sapere solido, verificato, canonico – e da qui che viene il titolo ambizioso del libro – che ci aiuta a comprendere davvero la vecchiaia, la salute, la longevità.

E, ancora più interessante, ci consente di guardare a ritroso: di leggere nei più giovani i segni di un possibile buon invecchiamento, e dare indicazioni a quelli che non li hanno, per intervenire in tempo, per modificare una traiettoria di vita insalubre. Per arrivare, come un aereo che segue la traccia radar anche nella tempesta, nel punto giusto e al tempo giusto.

Col collega e amico di sempre Angelo Bianchetti, negli anni ottanta, avevamo inventato il gioco del “maiale e dei salami”: osservare i dati biomedici – i salami – per ricostruire il profilo clinico e la storia della persona – il maiale. Un gioco certo, ma anche un esercizio di immaginazione clinica.

Oggi, quel “divertissement” conserva tutto il suo valore. Ed è il principio su cui si fonda il libro: dalla conoscenza dell’età avanzata alla comprensione del ruolo e del peso dei suoi determinanti. Il metodo top-down per usare un linguaggio meno goliardico e più elegante.

Un’ultima considerazione: la salute della popolazione è condizionata per il 30% dalla genetica, per il 15% dalle circostanze sociali, per il 5% dall’inquinamento, per il 10% dalla medicina e per il rimanente 40% dal comportamento individuale. Solo il 30%, quello relativo alla genetica è quindi non modificabile. Il resto, il 70%, dipende da noi e dalla comunità in cui viviamo. Le meravigliose modificazioni dei profili di invecchiamento ai quali ho fatto riferimento all’inizio ne sono la prova.

È questo il contesto, nel quale il libro vuole proporsi anche come un invito. Un invito a conoscere, certo, ma anche a prendersi cura. Attraverso la condivisione delle conoscenze ormai consolidate sull’invecchiamento, desidera rivolgersi non solo al singolo lettore, ma essere al contempo un’esortazione a costruire una comunità educante, una società che riconosca valore all’età, all’esperienza, alla fragilità, promuova e faciliti le azioni che portano a una vita longeva.

Perché invecchiare bene non può ridursi a una responsabilità individuale: è una sfida collettiva. E riguarda tutti noi.

Renzo ROZZINI

Il canone della longevità – Prendersi cura dell’età avanzata

Scholè-Morcelliana, 2025

Loading

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Altri Articoli

Casi clinici

Omicidi

Casi clinici/ A fine visita lascio uscire dalla camera colleghi e infermieri e mi siedo accanto al letto. Comincia a raccontarmi la sua vita.

Continua a leggere »
Casi clinici

Lei e lui

Casi clinici/ Con pazienti come loro devo stare attento, rischio di interessarmi più alle loro storie che alla cattiva digestione.

Continua a leggere »
Casi clinici

Buco

Casi clinici/ Si siede e non sembra malato. È vestito con cura, ha il tono di chi è abituato a parlare senza giri di parole.

Continua a leggere »
Casi clinici

Sapevo tutto

Casi clinici/ Erano una bella coppia, dice, sono stati sempre innamorati. L’incontro per un certificato di disabilità diventa spazio per confidenze inattese.

Continua a leggere »
Casi clinici

Fischio

Casi clinici/ Dopo un intervento alla gola per un tumore maligno, si era convinto che la sua vita fosse al termine. Aveva deciso di andare a morire in quello che considerava il paradiso: la Thailandia.

Continua a leggere »
mappa degli USA con stati blu e stati rossi
Articolo

We do care

La lettera al NEJM dei Minnesota Physicians Voices per proteggere i pazienti immigrati dalle violenze della milizia ICE.

Continua a leggere »
una sala d'aspetto con arredamento barocco
Casi clinici

Visita domiciliare

Casi clinici/ Un paziente in difficoltà, una casa magnifica e soffocante e una visita domiciliare che aiuta a instradare verso la terapia giusta.

Continua a leggere »
Casi clinici

Pietà in corsia

Casi clinici/ La più umile delle mansioni, svolta con pietosa destrezza, da un’operatrice che ha imparato a riconoscere chi non può aspettare.

Continua a leggere »
Casi clinici

Palo santo

Casi clinici/ Una paziente fuori dal comune e un ringraziamento speciale, in grado di scacciare la “mala energia”.

Continua a leggere »
Casi clinici

You had time

Casi clinici/ Quando il tempo per creare un nuovo legame si scontra con la fragilità di un equilibrio troppo precario.

Continua a leggere »
Casi clinici

Miserie maschili

Casi clinici/ Un fastidio che non passa, una scintilla che rimane accesa, e la difficoltà per il medico di ascoltare senza giudicare.

Continua a leggere »
Articolo

America oggi

Un messaggio di impegno civile dai “Doctors for America” per ribadire, in tempi difficili, i valori fondanti della professione.

Continua a leggere »
Casi clinici

Nuda

Casi clinici/ Una donna sola, povera e “matta”, con una profezia destinata ad avverarsi.

Continua a leggere »
Casi clinici

Mascara

Casi clinici/ La vanità umana e la caducità delle cose: spunti di riflessione dalla vita in corsia.

Continua a leggere »
Casi clinici

Incesto

Casi clinici/ Una forma rara di demenza che cambia il segno delle relazioni: quando un rapporto coniugale diventa puro maternage accudente.

Continua a leggere »
Casi clinici

Kukident e ictus

Casi clinici/ Una paziente di 87 anni, la necessità di un intervento di cardiochirurgia, gli interrogativi sui rischi. Con un risvolto finale inatteso.

Continua a leggere »