Stamattina ho visitato una signora di 87 anni con una patologia tumorale avanzata, oltre i limiti di terapia attiva. Era accompagnata dalla figlia.
Negli ultimi tre mesi sono venute in ambulatorio almeno 6 volte. Spero di essere stato utile, non ne ho la certezza, ci ho provato.
La figlia fatica ad accettare che la malattia della madre non sia più controllabile e che ora il nostro compito, mio e suo, sia “solo” di evitare l’eccesso di dolore e sofferenza.
Ogni volta che la visito, la figlia fa un meticoloso resoconto della salute della mamma. Ripete meticolosamente l’anamnesi familiare e la patologica remota e meticoloso è il riassunto degli eventi che hanno caratterizzato la diagnosi e la terapia della malattia attuale. Mi informa con precisione su ciò che è accaduto dalla visita precedente. Meticoloso è anche il racconto delle funzioni vitali quotidiane nel periodo trascorso dall’ultima visita e del loro eventuale cambiamento; sintomi, segni, orari, durata, giorni, impressioni.
Ha una compulsione irrefrenabile e incontrollabile per le date: “mia madre, che è nata il 10 febbraio del 1928, è stata ricoverata per la prima volta il 7 giugno del 2014, l’appuntamento l’avevamo preso il 4 giugno; il medico ce l’aveva consigliato un caro amico di papà, che è morto di infarto 4 anni fa, il 27 febbraio; dopo quella visita è stata ricoverata il 10 giugno e operata l’11 settembre; il 9 e il 30 ottobre, il 20 novembre e il 17 dicembre ha fatto la chemioterapia. Il 9 gennaio abbiamo fatto la TAC, ripetuta il 2 luglio. Sembrava che tutto andasse bene, dal 4 luglio al 28 agosto siamo state in vacanza…, solo al rientro ci siamo accorti che la mamma frequentemente rifiutava il cibo e dimagriva. All’inizio abbiamo pensato a una depressione perché il 30 giugno la mamma aveva saputo della separazione di una nipote, ma il 7 ottobre, mio fratello, che tornava dagli Stati Uniti, era partito il 14 settembre per lavoro, sa il 18 giugno di due anni fa, abbiamo inaugurato un’azienda a Detroit, mi ha confermato che la mamma era dimagrita troppo e in troppo poco tempo e quindi…).
Ad ogni visita fatico a trattenermi dal ridere, la gravità della salute della paziente e il mio ruolo non lo permettono, ma il modo con il quale la figlia descrive la situazione della madre è oggettivamente esilarante. Nel congedarle ho fissato loro un nuovo appuntamento, fra 15 giorni, il 21 gennaio. La figlia, senza guardare alcuna agenda, ha chiesto se non fosse possibile posticiparlo al 22. “Dottore, il 21, alle 11, abbiamo previsto la consueta seduta dal parrucchiere e alle 16 viene a farci visita la zia, cognata della mamma, le è molto legata, ha tre anni di meno, è nata il 7 febbraio del 1931… Certo, certo, ho detto, non si preoccupi, a me sta bene anche il 22 gennaio, si figuri.
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