La gestione della cronicità rappresenta uno degli elementi che mette in crisi il sistema socio-sanitario e che è stata oggetto di diversi tentativi di riorganizzazione e di riforma. Il DM 77 e la legge regionale 22 del 14/12/2021 prevedono la riorganizzazione della sanità: da un sistema che vedeva la separazione tra Ospedale e Territorio, ad un sistema che si basa su una forte integrazione tra i due diversi livelli assistenziali. L’aspetto più importante di questo cambiamento è il Territorio: Distretti, COT (Centrale Operativa Territoriale), Case ed Ospedali di Comunità, Presidi Ospedalieri Territo[1]riali diventano centrali nel nuovo modello assistenziale. Questo riordino presenta alcuni ostacoli che vanno superati: da definire le funzioni e le modalità di lavoro che avranno i professionisti della Salute nelle Case di Comunità, da realizzare un unico sistema informatico, da completare l’integrazione tra aspetti sociali e sanitari. Per questa ragione abbiamo predisposto un sondaggio on line che si è realizzato nel maggio 2025, con l’obiettivo di esplorare il “sapere” ed il “sentire” dei medici bresciani riguardo a queste trasformazioni.
Al sondaggio hanno risposto 1006 iscritti all’OMCeO di Brescia (50,1% donne), con età media 53,3 anni (49,1 per le donne; 57,5 gli uomini).
Il 23% delle donne e il 14% degli uomini ha meno di 35 anni, il 48% e il 31% fra 36 e 60 anni, il 28% e il 49% fra 61 e 75, l’1% e il 6% ha 76 anni e oltre. Per il 32% si tratta di medici ospedalieri, il 22% medici di famiglia e pediatri di libera scelta, il 5% medici di altre strutture sanitarie, l’8% medici dei servizi, il 21% liberi professionisti, l’11% pensionati e l’1% odontoiatri.
Alla domanda “Qual è il tuo livello di conoscenza del DM 77 e della legge regionale 22 del 14/12/2021 che prevedono la riorganizzazione della sanità territoriale (case ed ospedali di comunità, integrazione ospedale territorio)” (grafico 1) una minima percentuale (8.4%) dichiara di ave[1]re una buona conoscenza della norma, mentre la maggioranza ritiene di non averne nessuna (8,1%) o una conoscenza solo superficiale (34,1%).

Tra i medici ospedalieri la percentuale di chi dichiara di non avere nessuna conoscenza della riforma è del 10%, mentre tra i MMG/PLS è solo del 5%. Allo stesso modo solo il 4,7% dei medici ospedalieri ha una “buona conoscenza” della norma, versus il 14,1% di MMG e PLS (anche i medici dei servizi e ambulatoriali hanno percentuali simili ai MMG, mentre tra i medici liberi professionisti e delle RSA il livello di conoscenza è basso, rispettivamente del 7,9 e 1,9%).
In riferimento al livello di conoscenza dell’attuazione di queste norme nel distretto in cui viene svolta la professione (grafico 2), solo una minima parte (4%) dichiara una buona conoscenza, mentre la maggioranza (53%) dichiara di avere una conoscenza minima. Anche in questo caso i MMG/PLS hanno il livello di conoscenza più elevato, insieme ai medici di continuità assistenziale e ai medici dei servizi; il livello di conoscenza più basso è dei medici ospedalieri, dei medici ambulatoriali, dei liberi professionisti e di quelli in RSA e riabilitazione.

Il giudizio complessivo sulla riforma è di criticità: il 41,8% la ritiene del tutto inutile o pensa sia poco probabile che porti a miglioramenti. I maggiormente critici sono i MMG/PLS rispetto ai medici ospedalieri e dei servizi (grafico 3).
Interessante osservare che i giudizi negativi sono superiori fra chi dichiara di avere una buona conoscenza delle norme (40,5%) o almeno discreta (54,5%) rispetto a chi ritiene di non avene nessuna conoscenza (19,4%) o minima (35,7%).

È stato chiesto agli intervistati di esprimere un giudizio su alcune affermazioni che riguardano le norme che riformano la sanità territoriale e il rapporto ospedale-territorio. Come si può vedere nel grafico 4 il 57% ritiene che “si avrà un approccio più sistematico ai malati cronici con un beneficio in termini di appropriatezza delle cure”, esprimendo quindi un giudizio positivo. La mancanza di chiarezza renderà poco incisiva la riforma per il 35,7% degli intervistati, mentre solo il 23,7% ritiene che il migliore supporto infermieristico ed amministrativo previsto dalla riforma potrebbe determinare una riduzione del carico di lavoro dei medici del territorio. Per poco più di un quarto dei responders (26,8%) la riforma determinerà una più stretta collaborazione con gli altri operatori sanitari e socio-sanitari, con il volontariato e con le istituzioni locali.

È stato chiesto un giudizio sul grado di rilevanza per migliorare l’assistenza territoriale di alcuni specifici fattori (grafico 5). Il coinvolgimento/educazione della popolazione e dei pazienti e la digitalizzazione sono gli aspetti ritenuti di maggio[1]re importanza per il miglioramento dell’assistenza territoriale.

La proposta di trasformare i MMG/PLS in dipendenti del SSN è ritenuta importante solo dal 34,5% dei responders. Quest’ultimo aspetto relativo al contratto di dipendenza per i MMG, è considerato rilevante
■ dal 15,6% dei MMG stessi;
■ dal 51,7% dei medici ospedalieri;
■ dal 36,2% dei medici di RSA e riabilitazioni;
■ dal 26,1% dei medici dei servizi;
■ dal 32,9% dei medici LP e pensionati.
La riforma prevede che le Case della Comunità divengano il fulcro dei servizi territoriali, nei quali si realizza una integrazione fra servizi sociali e sanitari e si approfondisce la collaborazione fra medicina specialistica e MMG. È stato chiesto quali attività potrebbero essere svolte dal MMG (grafico 6) e dallo specialista (grafico 7) all’interno delle Case della Comunità.
Vi è un ampio accordo sulla possibilità che all’interno delle CDC il MMG possa gestire i propri pazienti cronici in un setting diverso dal proprio ambulatorio con personale medico specialistico e infermieristico (72,2% degli intervistati lo ritiene possibile, anche se tra i MMG/PLS solo il 48,4% è d’accordo) e contribuire all’elaborazione ed attuazione di progetti di medicina preventiva per la popolazione, vaccinazioni comprese (72,7% lo ritiene possibile, in questo caso tra i MMG/PLS la percentuale è del 62,8%).
Poco più della metà degli intervistati (54,1% dei responders totali, solo il 33,8% dei MMG/PLS) ritiene che i MMG possano far parte del team del PUA (Punto Unico di Ac[1]cesso) per consulenze ed informazioni di carattere sanitario alla popolazione.

L’80% degli intervistati ritiene che nelle CDC lo specialista potrebbe effettuare visite specialistiche in un ambiente di prossimità (lo considera possibile il 77,4% dei MMG/PLS e il 74,4% degli ospedalieri) e l’87,4% pensa che sarà possibile una collaborazione fra specialista e MMG nella gestione di casi complessi (lo ritiene possibile l’83% dei MMG/PLS e l’88% degli ospedalieri). Ampio accordo ottiene la possibilità di effettuare attività di formazione/consulenza per il MMG e il team di assistenza (infermiere, ecc), mentre poco più della metà degli intervistati (52,8%) ritiene che lo specialista possa far parte del team del PUA (Punto Unico di Accesso) per consulenze ed informazioni di carattere sanitario alla popolazione (lo valuta possibile il 36,3% dei MMG/ PLS e il 59% degli ospedalieri).

È stato quindi chiesto agli intervistati quale ruolo dovesse avere l’Ordine dei Medici rispetto al tema della riforma della medicina territoriale e dell’integrazione ospedale territorio.
■ Per il 48% l’Ordine dei Medici dovrebbe svolgere maggiore attività di stimolo verso le istituzioni;
■ Per il 4% l’Ordine dei Medici dovrebbe limitarsi ad una azione di formazione;
■ Per il 43% l’Ordine dei Medici dovrebbe rivolgersi a tutti i professionisti, non solo ai MMG;
■ Per il 5% non si tratta di un compito ordinistico, quindi l’Ordine non dovrebbe interessarsene.
Riflessioni conclusive
Il sondaggio, pur nella sua parzialità (hanno risposto il 14% degli iscritti) e necessaria sintesi di argomenti che sono complessi, permette di trarre alcune utili riflessioni.
■ Le leggi di riforma della gestione della medicina territoriale e la loro pratica attuazione nel territorio in cui si opera sono poco conosciute fra i medici, anche fra chi è direttamente coinvolto come i MMG.
■ Vi è un giudizio abbastanza critico, che però va letto alla luce del basso livello di conoscenza: chi meglio conosce le norme ha i giudizi maggiormente critici.
■ Il coinvolgimento/educazione della popolazione e dei pazienti e la digitalizzazione sono gli aspetti ritenuti di maggiore importanza per il miglioramento dell’assistenza territoriale.
■ La proposta di trasformare i MMG/PLS in dipendenti del SSN è ritenuta di scarso rilievo, soprattutto fra i MMG.
■ Nonostante i dubbi e le criticità, nelle CDC i MMG potranno gestire i propri pazienti cronici in un setting diverso con personale medico specialistico e infermieristico, realizzare progetti di medicina preventiva, e gli specialisti effettuare visite in un ambiente di prossimità con una migliore collaborazione con il MMG nella gestione di casi complessi, svolgendo anche attività di formazione/consulenza per il MMG e il team di assistenza.
■ Quindi, sebbene di fronte a giudizi critici, i medici intervistati mostrano interesse e disponibilità a confrontarsi con i decisori e gli organizzatori per la realizzazione di una medicina territoriale maggiormente capace di affrontare le sfide della cronicità, non rinunciando ad un ruolo critico e proattivo.
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