Giorgio Banchieri è Segretario Nazionale ASIQUAS, Docente DiSSE, Università “Sapienza”, Roma
Andrea Vannucci è Membro CTS ASIQUAS, Docente DiSM, Università Siena, Membro CD Accademia di Medicina, Genova
“Affrontare il problema degli ospedali, e soprattutto del loro futuro, comporta necessariamente una visione non limitata all’ospedale come struttura edilizia… ma estesa invece a molti altri fattori quali le linee di indirizzo della politica sanitaria, le modalità di finanziamento del sistema sanitario e degli ospedali ed anche il progresso scientifico e tecnologico e l’evoluzione demografica ed epidemiologica…”. (E. Guzzanti)
Siamo abituati a considerare gli ospedali come strutture complesse e spesso rigide per i loro modelli organizzativi, eppure la pandemia da SARS[1]COV-2 ha rapidamente ridefinito tutte le nostre convinzioni e ci ha insegnato che resilienza e flessibilità erano l’unica strada per sopravvivere e vivere.
La prima questione è quella del ridimensionamento dell’offerta in tema di posti letto. È un fenomeno mondiale, ma ancora oggi non sembra che i policy maker della sanità riescano a fare le scelte opportune per far crescere considerevolmente ed in modo nuovo l’offerta territoriale.
Cambiare vuol dire comprendere l’oggi e valutare quanto gli strumenti normativi che definiscono l’organizzazione dei servizi siano adeguati all’attualità. Da questo punto di vista, urge probabilmente una riforma del DM 70 perché le condizioni per una rete ospedaliera efficiente sono mutate.
La gran parte dei nostri attuali nosocomi risale agli anni ‘30, anni in cui gli ospedali furono costruiti a padiglioni, allo scopo di poter limitare il diffondersi delle malattie infettive, all’epoca ancora preponderanti nei confronti delle malattie acute o cronico degenerative. Tale separazione logistico strutturale ha contribuito ad accentuare la frammentazione, lo sviluppo di organizzazioni a silos, la crescita delle varie branche specialistiche e super specialistiche che, man mano negli anni, hanno determinato frammentazione, rigidità e ridondanze.
Nuovi modelli organizzativi
Conciliare qualità e complessità implica abbandonare la vecchia concezione delle organizzazioni sanitarie come “strutture gerarchiche lineari”. I sistemi sanitari sono sempre più entità complesse, governate da leggi di interazione e auto-organizzazione, spesso soggette a fenomeni emergenti, come stata la stessa minaccia pandemica.
La chiave per riformare l’assistenza, facendo convergere la pluralità di attori su un unico obiettivo: “aumentare la flessibilità del sistema” è tutto il contrario della logica “una singola causa genera un singolo effetto”, alla base delle ricette di semplificazione e riduzionismo.
Gli ospedali di media e grande dimensione fungono da “hub” dei servizi sanitari presenti nei territori ed è vantaggioso sviluppare reti integrate con le altre strutture “spoke”, fino ad arrivare alle reti di cure primarie, di assistenza domiciliare e delle varie forme di residenzialità così “filtrare” la domanda dei cittadini e disporre di livelli differenziati di offerta “integrati”, sanitari, sociosanitari e sociali.
Con il PNRR e il DM 77 sono stati proposti modelli di riorganizzazione uniformi della medicina
territoriale, delle cure primarie, della domiciliarità in una logica di integrazione con i servizi sociali e le comunità. Parimenti, sono previsti importanti investimenti in tecnologie e digitalizzazione
negli ospedali. Ma questo non basterà se non si affronterà anche il tema dei modelli organizzativi per “processi di cura” e della loro “governance clinica”.
Gli ospedali insistono sempre su territori e su comunità. Si pone quindi con forza il tema dell’”integrazione”, della multidisciplinarietà e della multi-professionalità.
Il Panorama Sanitario e la progettazione dei luoghi della salute
L’Invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche richiedono modelli di cura integrati, personalizzati e proattivi, che vadano oltre la semplice gestione delle acuzie. La digitalizzazione e proliferazione dei dati offrono opportunità senza precedenti per migliorare la diagnosi, la terapia e la prevenzione, ma richiedono anche infrastrutture adeguate e competenze specialistiche per gestire e analizzare i dati in modo efficace. La medicina personalizzata e di precisione permette di adattare le cure alle caratteristiche genetiche, ambientali e comportamentali di ogni paziente, massimizzando l’efficacia e minimizzando gli effetti collaterali. La telemedicina e l’assistenza remota ampliano l’accesso alle cure, riducono i costi e migliorano la qualità della vita dei pazienti, soprattutto nelle aree rurali e isolate. La resilienza e la preparazione alle emergenze sono diventate priorità assolute dopo la pandemia, richiedendo strutture flessibili, sistemi di monitoraggio avanzati e protocolli di risposta rapidi.
“L’architettura non risponde solo ai bisogni ma risponde anche ai desideri” (Renzo Piano)
Nel 2000 Renzo Piano e Umberto Veronesi concepirono un ospedale che si distingueva per luminosità, spazi verdi e materiali sostenibili. Il progetto si fondava su alcuni principi chiave: centralità del paziente, sostenibilità ambientale, modularità e flessibilità, grazie a strutture che possono essere adattate nel tempo senza dover essere completamente ricostruite. Questo modello ha influenzato le successive progettazioni ospedaliere, spianando la strada verso il concetto di “ospedale del futuro”.
Ma cosa significa davvero “futuro” quando si parla di ospedali?
Il futuro non è solo un concetto temporale, ma implica una progettazione orientata alla durabilità, alla trasformabilità e all’innovazione continua. In questo senso, un ospedale deve essere pensato in funzione del suo intero ciclo di vita, distinguendo due fasi principali: il ciclo di vita della progettazione e quello dell’esercizio.
Il ciclo di vita progettuale è il tempo che viene speso nell’identificare le esigenze della popolazione e prevedere le evoluzioni della domanda sanitaria, nel comprendere le esigenze degli utilizzatori, nel progettare strutture flessibili e tecnologicamente avanzate, nel saper guardare alla sostenibilità economica e ambientale, ben bilanciando investimento iniziale con costi di gestione futuri, nel fare test di validazione con simulazioni prima della costruzione effettiva.
Il ciclo di vita dell’esercizio implica la gestione dinamica degli spazi, cioè adattabilità a nuove esigenze sanitarie e tecnologiche e l’efficienza operativa, con la riduzione degli sprechi, l’automazione e la digitalizzazione dei processi.
Un ospedale non è uno “spazio”, ma una “dimensione”, un ecosistema che oltrepassa le mura dell’edificio per proiettarsi funzionalmente verso il territorio circostante ed anche oltre.
I punti chiave per una progettazione che consenta tutte le potenzialità
• Ergonomia e benessere: creazione di ambienti di lavoro confortevoli e sicuri per il personale sanitario, riducendo lo stress e migliorando la produttività.
• Integrazione di arte e natura: Introduzione di elementi naturali, opere d’arte e design biofilico per creare un’atmosfera rilassante e curativa per i pazienti e i visitatori.
• Coinvolgimento degli stakeholder: collaborazione con medici, infermieri, pazienti e altri stakeholder per comprendere le loro esigenze e tradurle in soluzioni progettuali innovative.
• Ottimizzazione dei flussi di lavoro: progettazione di percorsi efficienti e intuitivi per ridurre i tempi di attesa, minimizzare gli spostamenti e migliorare la comunicazione tra i diversi reparti.
• Accessibilità universale: garanzia che tutti gli spazi e i servizi siano accessibili e fruibili da persone di tutte le età e abilità.

Il modello organizzativo e funzionale
Definiamo il modello organizzativo che consenta di realizzare l’“orchestra del benessere”, in cui ogni reparto, ogni professionista e ogni tecnologia lavorano in sinergia per creare un’esperienza di cura armoniosa ed efficace.
L’ospedale è un sistema complesso costituito da una rete di nodi e connessioni, ne consegue la necessità di ottimizzare le connessioni tra i vari nodi, riducendo le distanze funzionali tra reparti critici e migliorando l’efficienza dei flussi operativi. Applicare questo approccio significa:
• mappare le reti ospedaliere per identificare nodi centrali e percorsi critici;
• ottimizzare la gestione dei flussi di pazienti, materiali e informazioni per ridurre i tempi di attesa e migliorare l’efficienza;
• prevenire congestioni e colli di bottiglia grazie a un’analisi strutturata delle connessioni;
• progettare spazi polifunzionali con hub centrali e percorsi dedicati;
• garantire la resilienza della rete per mantenere operatività anche in condizioni di emergenza.
Il Living Design e l’ospedale del futuro
Applicando il living design, originariamente proposto da Ken Yeang, un architetto e urbanista malese noto per il suo approccio ecologico e sostenibile all’architettura e alla progettazione ospedaliera, si cerca di ottenere un ospedale che non sia solo una struttura fisica, ma un ecosistema dinamico che integri tecnologia, sostenibilità e centralità della persona.
Il progetto ospedaliero deve così considerare sei punti chiave per generare il massimo valore:
• Estetica e Benessere Ambientale
Il design biofilico dell’ospedale, con giardini terapeutici, viste panoramiche e illuminazione circadiana, è perfettamente in linea con l’idea che la bellezza e l’armonia possano migliorare il benessere e la guarigione. L’uso di materiali naturali e colori rilassanti contribuisce alla creazione di spazi accoglienti.
• Chiarezza Concettuale e Strutturale
L’ospedale è progettato con un modello modulare e flessibile, garantendo percorsi chiari e intuitivi per pazienti, personale e visitatori. Il wayfinding digitale aiuta a migliorare l’orientamento, riducendo lo stress e aumentando l’accessibilità.
• Tecnologia e Avanguardia Medica
L’integrazione dell’intelligenza artificiale generativa, la robotica e la diagnostica avanzata collocano l’ospedale tra le strutture più innovative. La progettazione di centri di eccellenza specialistici e piattaforme diagnostiche avanzate dimostra l’approccio orientato alla ricerca e al miglioramento continuo.
• Infrastruttura e Resilienza Tecnologica
L’edificio è concepito con materiali sostenibili, un sistema energetico NZEB (Nearly Zero Energy Building) e tecnologie per l’ottimizzazione dei consumi. Le aree flessibili e riconfigurabili consentono adattamenti futuri, rispondendo rapidamente a nuove esigenze sanitarie o emergenze.
• Ospedale Aperto e Accessibile
La progettazione favorisce spazi inclusivi, aree comuni e supporto per diverse esigenze culturali e sociali. La connessione con il territorio tramite telemedicina, poli sanitari esterni e programmi educativi garantisce una sanità più vicina alle persone.
• Sostenibilità e Adattabilità
L’ospedale è progettato per essere resiliente alle emergenze sanitarie con spazi convertibili e soluzioni tecnologiche predittive. L’approccio alla sostenibilità ambientale, con il recupero delle acque, l’uso di energie rinnovabili e la riduzione di Co2 testimonia la consapevolezza della relazione che intercorre tra ambiente e salute e la volontà di dare un contributo attivo.
L’ospedale del futuro, fisico e virtuale
Il campo di azione dell’ospedale e dei suoi professionisti può oltrepassare le sue mura. È arrivato il tempo d’integrare elementi strutturali e tecnologici che consentano una facile transizione verso la virtualizzazione dell’assistenza. Ecco alcuni punti chiave da considerare:
Infrastruttura tecnologica
● Implementare una robusta infrastruttura di rete e connettività ad alta velocità in tutto l’edificio per supportare la telemedicina e il monitoraggio remoto.
● Predisporre spazi dedicati per un centro di controllo virtuale, simile al modello del Mercy Virtual Care Center, con circa 1000 metri quadri iniziali per ospitare personale e attrezzature di monitoraggio.
Design flessibile
● Progettare l’ospedale con una struttura modulare e flessibile, che permetta di riconfigurare rapidamente gli spazi in base alle esigenze.
● Prevedere almeno il 50% di camere singole per migliorare il controllo delle infezioni e facilitare l’implementazione di tecnologie per il monitoraggio remoto.
Integrazione tecnologica
● Incorporare sistemi di intelligenza artificiale e analisi dei dati per supportare la diagnosi e la cura, sia in presenza che a distanza.
● Installare dispositivi di monitoraggio avanzati in tutte le aree di degenza, compatibili con la trasmissione dati per il controllo remoto.
Connessione territorio-ospedale
● Creare un sistema integrato che permetta la collaborazione clinica remota tra ospedale, medici di base, infermieri territoriali e farmacie.
● Predisporre un’infrastruttura che consenta la “virtualizzazione del ricovero” mantenendo il controllo costante del paziente anche a domicilio.
Espandibilità
● Progettare l’ospedale in modo che sia possibile espandere il numero di posti letto virtuali senza necessità di interventi strutturali significativi.
● Prevedere spazi tecnici adeguati all’eventuale ampliamento delle capacità di elaborazione dati e monitoraggio remoto.
L’ospedale del futuro nasce da una visione strategica che tiene conto di tutto il suo ciclo di vita. L’evoluzione tecnologica e le nuove esigenze sanitarie richiedono strutture flessibili, efficienti e sostenibili. L’ospedale sarà predisposto per funzionare sia come struttura tradizionale che come centro di assistenza virtuale, consentendo una transizione fluida verso un modello di cura ibrido e tecnologicamente avanzato.
Gli ospedali del futuro saranno sistemi dinamici, resilienti e capaci di adattarsi alle esigenze sanitarie emergenti, garantendo cure di qualità e un’esperienza migliorata per pazienti e operatori sanitari.
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