La seconda parte dell’intervento del Presidente dell’Ordine dei Medici di Brescia, dott. Germano Bettoncelli, al convegno sul Futuro della medicina tra tecnica e cura, promosso dall’Accademia Cattolica di Brescia lo scorso 15 marzo nella Sala Convegni Poliambulanza Brescia. Qui la prima parte dell’intervento.
Cosa dovremmo intendere quando parliamo della tecnica?
Definizione (E. Severino): Espressione della volontà di potenziare indefinitamente e incondizionatamente la capacità di realizzare fini. Capacità di realizzare fini = capacità di colmare le mancanze, risolvere i problemi, eliminare i bisogni.
La tecnica è assimilabile a un vero e proprio «sistema» (nel senso di complesso di strutture e di organi che hanno in comune una funzione specifica) che, a differenza degli altri sistemi che usano la tecnica per realizzare i propri scopi specifici, non ha in sé scopi particolari, se non il potenziamento della potenza: senza alcuna limitazione.
Dunque, la tecnica è un sistema che agisce all’interno di sottosistemi (sistema economico, politico, religione, sanitario, scolastico, ecc.) che invece a loro volta hanno l’obiettivo di realizzare i propri determinati scopi selettivi.
L’uomo è infatti, nella sua essenza, un essere tecnico, ossia capace di coordinare mezzi in vista della produzione di scopi.
Pertanto, la tecnica, guidata dalla concettualità della scienza moderna, è strumento, mezzo.
La scienza è specializzazione e la tecnica è ingegneria gradualistica, ossia a sua volta azione specializzata che non affronta in blocco, ma gradualmente e dunque separatamente i compiti dell’azione, proprio perché scienza e tecnica assumono metodicamente come oggetto di indagine e di manipolazione parti isolate della realtà. Il mondo a cui si rivolgono la scienza e la tecnica è una giustapposizione (collocazione in posizione di contiguità non – o solo parzialmente- determinante ai fini di una fusione in un tutto organico) di parti isolate della realtà. E più cresce l’isolamento delle parti e la specializzazione che le riguarda, più cresce la potenza dell’agire scientifico-tecnologico.
La tradizione occidentale concepisce un mondo in cui le parti sono indissolubilmente legate tra di loro e che quindi è refrattario al processo di globalizzazione in cui esso dovrebbe essere imposto ovunque. La globalizzazione della tecnica è dunque la globalizzazione della forma più radicale di specializzazione e parcellizzazione.
L’azione tecnologica, che più di ogni altra si chiude nella parte isolata – e che per questo isolarsi acquista maggiore potenza – è destinata a diventare l’atteggiamento globale, cioè, praticato in ogni punto del globo. La globalizzazione è globalizzazione della frantumazione.
Guardando alla storia della medicina. Dall’antropologia medica del malato alla tecnologia medica applicata alla sua malattia.
Lo stetoscopio (René Laennec 1816) è l’emblema del «distacco fisico» del medico dal malato.
Progressivo accostamento alla realtà fisiopatologica della malattia e progressivo distacco dalla realtà antropologica del malato.
Risultato: progressi in campo quasi esclusivamente diagnostico fino ai primi del ‘900. Il medico «tecnico della salute». Meno progressi in campo terapeutico. Nihilismo terapeutico. (Nel 1928 scoperta della penicillina).
Esplosione della farmacoterapia a partire dagli anni ‘50.
Oggi, Quale futuro nella cura della salute con la tecnologia, in particolare quella digitale?
Piattaforme online, videochiamate, dispositivi indossabili, app..
- La tecnologia digitale sta cambiando l’assistenza sanitaria?
- Come gestire la propria salute con questi strumenti?
- Quali vantaggi? (caso delle infezioni)
- Quali sfide?
- Cosa cambia in un consulto virtuale? Nella relazione in smart working?
- Quali standard etici? La privacy. L’accesso agli strumenti digitali.
Evoluzione della medicina
La precisione diagnostica delle nuove tecnologie conferisce al medico prestigio e autorevolezza, caratteristiche in precedenza legate soprattutto alle sue qualità umane (oggi da molti rimpiante…).
Prevale ancora un atteggiamento di riduzionismo dell’uomo malato al corpo malato e la frammentazione dell’unità dell’individuo nei suoi organi, sani o patologici che siano, sono rischi impliciti nella sempre più emergente tecnomedicina. Rischi per altro avvertiti e controllati da una tensione umana e sociale per fortuna frequentemente ancora presente tra i medici. La scienza medica più responsabile tende a completarsi con una antropologia medica in cui la malattia lascia il posto al malato (ambito tipico della medicina di famiglia)
Di fatto la grande importanza che sempre più la biotecnoscienza sta assumendo nel nostro mondo segna in modo marcato la nostra esistenza. Nell’attuale fusione tra riduzionismo biomedico e tecno-ottimismo le distinzioni storiche tra scienza e tecnologia, scienza pura e applicata, ricerca accademica, industriale e militare appaiono assai labili. In questa condizione i confini disciplinari appaiono sfumati e i ricercatori stessi passano dal ruolo di scienziati a quello di imprenditori, dando luogo ad ambiguità intellettuali ed economiche.
Il compito delle scienze della vita è quindi essenziale per definire i limiti culturali entro cui conoscenza teorica e pratica quotidiana devono tentare di ricomporre l’unità esistenziale dell’uomo.
In questo ambito però, oggi, la tecnomedicina sembra rinforzarsi sempre più, per cui il malato confida non tanto nel medico quanto nelle cure, intese in quanto esami diagnostici rivelatori del danno biologico subito e come interventi terapeutici riparatori di quel danno.
la tecnica non solo ha accresciuto il proprio peso nel corso della storia, ma soprattutto ha cambiato ruolo: la tecnica da mezzo o strumento, è diventata fine. Ed è proprio tale mutamento qualitativo ad essere fondamentale per la nostra società, tanto che oggi si può parlare di dominio della tecnica.
La grande importanza attribuita alla diagnosi precoce della medicina preventiva, fondata sulla percezione altrettanto precoce dei segni e sintomi e ancor più oggi della medicina predittiva fondata sulla convinzione di poter conoscere, in base alla conformazione genetica di un soggetto, la sua suscettibilità individuale alle malattie in modo da operare perché esse non si manifestino, o per procrastinarne l’insorgenza, crea allarme diffuso e un clima di eccessive attese.
Molte di queste attese non vengono risolte da una tecnologia medica pur di alto livello. Esse potrebbero invece essere gestite all’interno di un rapporto relazionale interumano tra medico e paziente, che invece si sta impoverendo e perdendo, mettendo per ciò stesso in crisi e in discussione l’accettazione e l’impiego da parte del malato dell’attuale enorme potenziale terapeutico della biomedicina (le scienze omiche).
Sullo sfondo il rischio della perdita di autonomia intellettuale del medico per il condizionamento tecnologico e i rischi conseguenti per il paziente.
Come l’intelligenza artificiale possa rendere i processi assistenziali più efficienti
La tecnica oggi ci ha esonerato dallo sguardo clinico, ampliando la velocità e la precisione delle risposte ai quesiti biologici. Con potenziale grande risparmio di tempo nelle procedure cliniche.
La domanda finale è se il tempo liberato da queste innovazioni verrà utilizzato per migliorare e rafforzare le relazioni tra medici e pazienti.
Da queste risposte sapremo quale medicina e quale medico per essere all’altezza delle sfide della nostra epoca?
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– Fine seconda e ultima parte –
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