Notiziario dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Brescia – aut. Tribunale di Brescia n. 195/1962

Sapevo tutto

Foto di Kelly Sikkema su Unsplash

Arriva accompagnata dalla figlia e dalla nipote. Sono tutte e tre minute, magre. La paziente cammina molto lentamente, incerta, con la base allargata. Si appoggia al braccio della figlia, che segue ogni suo movimento con attenzione.

Si siedono. Devo certificarne la disabilità.

Ha novantasette anni. L’espressività del volto, ancora vivace, contrasta con la lentezza del passo. La pelle è liscia, gli occhi truccati, le labbra rosse, gli zigomi accesi da un filo di rosa. I capelli, biondo-grigi, sono acconciati con cura, quasi con civetteria.

Risponde prontamente alle domande, l’udito è buono, ha voglia di parlare, è subito simpatica.

È vedova da tredici anni. Dice che il marito è morto nel nostro reparto: lo avevamo curato bene, la malattia era grave, ma non aveva sofferto. Mentre parla, nascosto dallo schermo del computer, cerco la sua cartella nell’archivio elettronico. La trovo, la scorro velocemente. Non mi ricordo nulla. Sono passati troppi anni. Eppure annuisco, uso qualche frase neutra, come se lo avessi ben presente.

Erano una bella coppia, dice. Lui era bellissimo. Sono stati sempre innamorati.

«Pensi, dottore — mi perdoni la confidenza — facevamo l’amore ogni sera, prima di cena, quando tornava dal lavoro».

Le chiedo di mostrarmi una foto. Ne tira fuori una, in bianco e nero: sono appoggiati al balcone di una villa, in cappotto. Sullo sfondo si intravede il lago di Garda. Lui somiglia vagamente a Marcello Marchesi.

«Mi ha anche tradito», aggiunge. «Non poche volte».

Le dico che, oltre a essere un Don Giovanni, doveva essere anche abile a non farsi scoprire, o a tenere insieme il matrimonio.

Lei sorride. «No, dottore. Lui credeva di essere furbo. Ma io sapevo tutto». Fa una breve pausa, poi continua:

«Sono stata brava io a far finta di credere alle sue bugie».

Mi guarda, con un’espressione che non è né amara né rassegnata.

«Mi piaceva troppo. Ero davvero innamorata».

Resto in silenzio un momento, poi torno allo schermo. Devo finire il certificato.

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