Un mese fa mi ha chiesto una visita nel tardo pomeriggio, «in coda alle ultime sue». Siamo riusciti a fissarla per ieri. Quando lo chiamo per farlo entrare, è al telefono. Chiude con una frase breve.
Ha settant’anni, è un avvocato noto, soprattutto per la sua capacità di lavoro.
Si siede e non sembra malato. È vestito con cura, ha il tono di chi è abituato a parlare senza giri di parole.
Ha sempre goduto di un’ottima salute, o almeno così dice: in settant’anni è venuto da me solo per i vaccini, per le colonscopie periodiche e, all’inizio, per farsi aprire la cartella. La madre era morta giovane di cancro al seno, il padre a settantotto anni di tumore del colon. Lui, da quando ha finito l’università, non fa attività fisica. Lavora, mangia una volta al giorno, la sera; durante il giorno beve acqua, qualche caffè.
Qualche settimana prima aveva avuto, per una settimana, uno strano malessere dopo un raffreddamento. Ha pensato a un’infezione respiratoria, forse da aria condizionata; qualche antinfiammatorio dato dal farmacista, e tutto è passato.
Poco dopo quell’acciacco, una sera, per rientrare a casa aveva dovuto deviare dall’abituale tragitto e passare al supermercato a comprare il cibo del gatto. Era buio. In auto, dopo circa duecento metri dal supermercato, non ha più saputo dove si trovava. Non aveva sbagliato corsia, non aveva avuto un capogiro, non aveva perso conoscenza. Semplicemente, per qualche istante si è trovato smarrito. Di solito, quando rientra a casa, percorre sempre la stessa strada. Lo fa automaticamente: «è l’auto che mi porta a casa».
Quella sera la deviazione aveva interrotto l’automatismo. «Eppure era una strada nota.»
La confusione è durata meno di un minuto. Alla prima rotonda ha avuto la prontezza di fare inversione di marcia; rivedendo le luci del supermercato, ha capito dove si trovava.
Ora sta «benissimo, come sempre». «Non ho niente.»
Non vuole spiegazioni. Gli propongo gli esami. Annuisce. So già che non li farà.
Dice che da allora aspetta che accada di nuovo. Lo chiama un cedimento: un buco che si è aperto e che non può essere riparato.
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