Sabato 16 maggio l’Ordine dei Medici ha reso omaggio alla professione con la Giornata del Medico: in auditorium San Barnaba si sono tenute le premiazioni dei colleghi che toccano il traguardo del 60°, 50° e 40° anniversario di laurea.
Di seguito l’intervento di apertura del Presidente dell’Ordine, dott. Germano Bettoncelli
Analisi della situazione sociosanitaria attuale
Rapporto OCSE. Gli italiani hanno un’attesa di vita di 84,1 anni al primo posto in Europa (pari alla Svezia), pur spendendo per il SSN il 19% in meno della media europea per le cure. Per la salute facciamo meglio degli altri con meno risorse. Ci sarebbe da festeggiare e di che essere orgogliosi se tutto non fosse oscurato dai problemi delle liste d’attesa, dai milioni di cittadini che rinunciano alle cure (7,6%), dall’incremento della spesa privata (>8% rispetto alla media europea), dalle violenze nei confronti del personale sanitario. Da una gestione politica del SSN priva di programmazione sulla base dei bisogni dei cittadini e di una visione razionale e lungimirante. Che ad esempio registra carenza di medici specie in alcuni settori come la medicina di emergenza-urgenza, anestesiologia, medicina generale (−13% nell’ultimo decennio). Nella sola Lombardia si stima una carenza del 20% di MMG rispetto al fabbisogno. Ed è importante sottolineare la carenza ancor più drammatica di infermieri, senza i quali anche le ipotesi di riassetto dell’assistenza territoriale resteranno lettera morta.
I piani di riforma di cui oggi si discute purtroppo nascono anch’essi privi di un’analisi seria e approfondita del modello di sanità che si vuole disegnare per il Paese. Dobbiamo dirlo chiaro: non è possibile riformare senza prima attuare una vera programmazione. Soprattutto senza coinvolgere dall’inizio tutti gli attori interessanti. Definendo con chiarezza il carico assistenziale degli operatori in rapporto agli obiettivi. Non si possono fare piani con proiezioni a 20 anni senza tener conto delle variazioni anagrafiche e demografiche del Paese, nel contempo proclamando l’invarianza degli investimenti.
Se il potenziamento sostanziale del finanziamento pubblico è una sorta di precondizione ineludibile, tuttavia esso non esaurisce la gamma di problematiche da affrontare poiché, a questo stadio, quel che va rimesso in discussione è un approccio di fondo, culturale e operativo, troppo a lungo egemone nella sanità italiana. L’aziendalizzazione, meglio la deriva aziendalistica, ha detto il Presidente Anelli nella sua recente visita a Brescia, poi, è stata anche all’origine di una prolungata e autolesionistica politica di contenimento della spesa per il personale sanitario, con un marcato disinvestimento nei medici, infermieri e altri operatori. Per non dire degli effetti della regionalizzazione della sanità.
Così i finanziamenti del PNRR sono stati spesi per realizzare strutture fisiche e tecnologiche, ignorando il fabbisogno di capitale umano. E invece la buona sanità ha la sua radice prima e più profonda nella presenza di buoni medici e, in generale, di un buon personale sanitario motivato, oltre che da adeguate gratificazioni economiche, dalla possibilità di lavorare in condizioni strutturali e sistemiche profondamente diverse da quelle attualmente prevalenti, segnate da intasamento di strutture, pazienti e familiari iper-stressati e, anche, crescenti rischi alla propria incolumità fisica.

E nonostante tutto anche le recenti indagini demoscopiche evidenziano una forte affezione da parte dei cittadini per il nostro SSN, basato sul sistema convenzionale per le cure primarie, e una ancora grande fiducia nei confronti dei medici. Il SSN è il motore della nostra coesione sociale, la garanzia che l’equità e lo sviluppo non siano privilegi per pochi, ma diritti per tutti. Grazie a un sistema che fino ad ora garantito rapporto fiduciario, continuità assistenziale, cure di prossimità, accesso agli ospedali senza distinzione di censo.
Per questo va detto grazie ai colleghi che oggi abbiamo l’onore e il piacere di premiare per l’anzianità di laurea, grazie per aver tracciato quelle strade e per averle tenacemente difese.
Grazie per aver testimoniato i valori profondi della professione, nella relazione umana con il paziente, spesso con un generoso impegno anche disinteressatamente volontaristico, difendendo il primato della tutela della salute sui vincoli economici.
Valori che devono fare da polo di attrazione verso la professione per le giovani generazioni.
Per diventare anche loro come voi, consapevoli che in tali requisiti risiedono non solo le ragioni ontologiche della cura ed etiche, ma anche le premesse della crescita sociale ed economica del Paese.
Per tutto questo, cari colleghi, ancora grazie di cuore!
Il Presidente, dott. Germano Bettoncelli
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