Ho telefonato più volte per dirle che di lì a poco sarei partito, ma non ha risposto; non risponde quasi mai, la sua sordità è diventata una barriera non trascurabile alla comunicazione.
Allora ho preso l’auto e sono andato a casa sua. Sono entrato senza suonare, tanto non sentirebbe, ha sempre cancello e porte aperte. Era in salotto con la corona del rosario in mano.
Non si è spaventata nel vedermi arrivare, anzi mi ha fatto un sorriso di felicità. Si è alzata faticosamente dalla poltrona, ha 92 anni ed è divorata dai dolori articolari – è per questo che l’ho conosciuta -, mi sono chinato sul suo corpo sempre più minuscolo, mi ha abbracciato e baciato. Ha chiesto se volessi il caffè, siamo andati in cucina.
Era andata alla messa delle 8, confidava nella mia visita (da tempo solo di cortesia), come ogni giorno di festa.
Prima di me era passata la sorella Armanda, 90 anni che “non sa cosa fare a casa” e che come ogni mattina si era sfogata parlando male di nuora e del figlio, del marito morto, dei vicini di casa, dei politici per…. Mi ha detto che la visita della sorella le pesa sempre di più per la negatività che trasmette, “non parla mai bene di nessuno”, che tuttavia non si può evitare, è l’unica sorella rimasta e che riesce ancora a vedere: la madre ha avuto 8 gravidanze, le prime due figlie sono morte appena dopo il parto, Altiero a 6 mesi, Osvaldo e Gino di cancro a 77 e 80 anni; Laura, la terza sorella vivente, ha 86 anni, è molto ammalata e abita lontano, non si può muovere ed è difficile da raggiungere.
Mentre prepara il caffè chiede di Pietro, se sta bene. “Ultimamente l’ho visto strano, non è che si trascuri, ma si veste con meno grinta, passa meno frequentemente a salutarmi e quando lo fa se ne va quasi subito”. Le dico che effettivamente non è in forma, che sta attraversando un momento molto impegnativo in azienda, è probabile soffra un po’ di “stress”. “Lo immaginavo”, dice, “ultimamente prego molto per lui”.
Mentre attendiamo il caffè le chiedo quanti rosari dice al giorno “due o tre, quando sei entrato avevo appena finito di recitare il primo di oggi”. Ripescando la mia antica formazione di catechismo e cercando di farle credere che tuttora prego chiedo se i misteri oggi fossero gloriosi o gaudiosi. Mi risponde che al mercoledì si dovrebbero recitare i gloriosi, ma oggi, giorno di Natale, ha pensato che fosse necessario meditare sui misteri gaudiosi che contemplano la nascita di Gesù.
“Mi fa bene pregare, mi aiuta; anche quando prego per gli altri la Madonna di solito mi ascolta, non sempre, ma spesso mi dà retta; mi spiace molto per Pietro, ma vedrai che la Madonna mi ascolterà”.
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