Come le migrazioni influenzano la nostra medicina: uno sguardo alla realtà bresciana
Le migrazioni sono un evento connaturato all’essere umano.
Se da un lato la preistoria ha lasciato chiare tracce dei movimenti dell’uomo in funzione di cibo, acqua e rifugio, dall’altro il susseguirsi di guerre e di viaggi di conquista ha testimoniato la continua necessità di progresso economico, sociale ed avanzata politico-culturale.
Il rimodellamento geopolitico terrestre ha visto modificarsi le piramidi socio-demografiche nei differenti continenti, mostrando un costante ampliarsi del divario tra le fasce più povere e quelle più ricche.
L’ultimo rapporto Oxfam denuncia come nel 2024 la ricchezza nel mondo è cresciuta di 2 mila miliardi di dollari, pari a circa 5,7 miliardi di dollari al giorno, con un ritmo tre volte superiore rispetto all’anno precedente. Secondo queste stime, ogni settimana sono “nati” quattro nuovi miliardari.
D’altro canto, la soglia di povertà al di sotto dei 6,5 dollari al giorno ha mostrato una drammatica stabilità dagli anni 90 ad oggi, con un totale stimato di 3,5 miliardi di persone al mondo coinvolte. Non solo, la Banca Mondiale denuncia che l’8,9% della popolazione mondiale, pari a 692 milioni di individui, vive in stato d’indigenza estrema (< 2,15 dollari al giorno pro-capite).
Ed in Italia? Dove ci troviamo?
Il Rapporto ISTAT 2025 mostra come oltre un quinto della popolazione è a rischio di povertà mentre l’8,4% della popolazione si trova in povertà assoluta per un totale di 2 milioni e 200 mila famiglie (8,4%); tra le famiglie più esposte, oltre alle famiglie con figli minori, alle famiglie del Sud Italia vi sono quelle costituite da soli stranieri.
Analizzando dunque anche solo il profilo demografico mondiale e nazionale, non possiamo che concludere che le Migrazioni non cesseranno per tutta la vita del Pianete Terra; ciò che è mutato e si modificherà nel tempo sono i Determinati della Migrazione e le traiettorie geografiche.
I maggiori determinanti di migrazione attuali sono secondari ai conflitti, agli effetti del cambiamento climatico oltre che all’emancipazione economica e socio-culturale (pensiamo ai migranti economici, agli studenti, ai ricongiungimenti familiari o ai richiedenti asilo e beneficiari di protezione internazionale, sussidiaria o per casi speciali).
Ma come i determinanti della migrazione hanno influenzato la Medicina odierna? Ha ancora senso oggi parlare di Medicina delle Migrazioni?
Se gli anni 90 sono stati contraddistinti dall’ Effetto Salgari, con la necessità di approfondire quelle patologie ormai dimenticate, dal profumo esotico (Malaria, Lebbra, Schistosomiasi..), la Medicina delle Migrazioni oggi ha la necessità sempre più impellente di rispondere al mancato Diritto Globale di Salute.
In un momento storico di contrazione planetaria di accessibilità ai servizi di diagnosi e cura, la Medicina della Migrazioni è innanzitutto Medicina del Lavoro, Medicina Sociale, Medicina Transculturale.
La Medicina delle Migrazioni è promozione della Salute Pubblica, analisi del Sistema Sanitario, denuncia del mancato diritto, emersione della grave marginalità.
La Medicina delle Migrazioni interessa una popolazione così eterogenea da sconfinare in ambiti di applicazione innumerevoli (dall’Epidemiologia, alla Medicina Tropicale, dalla Medicina Legale alla Nutrizione, dalla Malattie Metaboliche di transizione, alla Tossicologia contemporanea, dalla Salute Mentale alla Salute Materno-infantile, dalla Traumatologia alla Medicina di Comunità, dalla Sanità penitenziaria alla Genetica).
Proviamo ora a focalizzarci sul nostro contesto e ad analizzare l’evoluzione delle migrazioni nel territorio lombardo e bresciano.
Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Dossier Statistico della Migrazioni, al 31 dicembre 2024, in Lombardia, i residenti stranieri erano 1.230.362 su una popolazione totale di 10.035.481 persone, con un’incidenza del 12,3%.
In Lombardia risiede il 22,7% della popolazione straniera italiana totale (5.422.426).
A giugno 2025 i migranti ospitati dal sistema di accoglienza lombardo erano 17.531 contro i 18.234 de l’anno precedente. La Lombardia si colloca al secondo posto nazionale, dopo la Sicilia, per presenza di minori stranieri non accompagnati (2.164 a fine giugno 2025, il 14% del totale nazionale).
Brescia è la quarta provincia italiana per numero di residenti stranieri, dopo Roma, Milano e Torino: 155.206 al 31 dicembre 2024, con un record in termini di stranieri non comunitari con lunghi permessi di soggiorno.
In percentuale la presenza di stranieri sul territorio bresciano è cresciuta dell’1,1% rispetto al 2023, con un’incidenza sul totale della popolazione del 12,3%, quinta dopo Milano, Mantova, Lodi, Cremona e Pavia.
I permessi a termine sono stati rilasciati per: motivi familiari (49,9%), lavorativi (23,5%), protezione internazionale/sussidiaria (17,6%), richiesta d’ asilo (4,7%), a cui si aggiunge un 4,3% a cui è stato concesso il permesso per «altri motivi».
La Provincia di Brescia registra anche un alto tasso di incidenza delle cittadinanze acquisite: 6,3%, con 9.716 acquisizioni.
L’evoluzione demografica si rispecchia solo in parte negli accessi presso l’Ambulatorio Migranti dell’ASST Spedali Civili di Brescia.
Nato nel 1990 sotto l’USSL di Brescia, vedeva l’infettivologo, Dr Issa El Hamad, pioniere del primo ambulatorio per extracomunitari, instancabile catalizzatore di progetti locali e nazionali, nonché mentore di una generazione di specialisti della Medicina della Migrazione.
Il presidio è cresciuto nel tempo passando da Centro di Salute Internazionale (2003) a Servizio di Medicina del Disagio (2008) con particolare attenzione alle gravi marginalità, per divenire U.O. di Medicina Transculturale e MTS (2013) sino ad oggi, ove la SS IST coniuga le attività di prevenzione e cura delle Infezioni Sessualmente Trasmesse (IST) con quelle di presa in carico della popolazione migrante.
Dalla sua nascita, ad oggi, l’Ambulatorio Migranti ha assistito più di 39.000 pazienti (61% genere maschile, 49% femminile). Gli assistiti sono compresi per la maggior parte nella fascia di età tra i 20 ed i 60 anni, con un incremento relativo della popolazione tra i 30 ed i 60 anni a partire dal 2020.
Le attività si snodano da un primo triage infermieristico con valutazione dello status giuridico al successivo inquadramento anamnestico e clinico in un’ottica transculturale ove l’approfondimento dei temi del viaggio e del vissuto migratorio è centrale nella presa in carico.
Tra gli utenti del centro vi sono cittadini extracomunitari, comunitari europei senza permesso, stranieri in fase di regolarizzazione (“limbo normativo”) ma anche stranieri regolari non ancora iscritti al SSR ed una piccola quota di cittadini italiani senza fissa dimora.
Durante la visita, a seconda delle sindromi riscontrate, possono essere somministrate terapie di primo livello, proposte vaccinazioni, effettuate medicazioni ed avviati percorsi di cura nell’ambito dell’acuzie o della cronicità. Laddove necessario, vengono emessi i documenti che garantiscono l’accessibilità ai servizi sanitari, contribuendo così ad efficace strumento di regolarizzazione amministrativa. Funzione del centro è anche quella di orientamento socio-sanitario ai servizi ospedalieri e territoriali al fine di facilitare la continuità terapeutica. Ai pazienti, in funzione del rischio, viene inoltre proposto lo screening per le patologie sessualmente trasmesse.
Medicina transculturale vuol dire Mediazione linguistico-culturale senza il cui costante e progressivo sviluppo, gli operatori sanitari si troverebbero disarmati. L’Ambulatorio ha sempre contribuito alla formazione e promozione del ruolo dei mediatori culturali sui cui, oggi, l’intera Provincia di Brescia può contare.
L’Ambulatorio Migranti svolge un ruolo educativo di orientamento al SSR, di prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse e suscettibili di copertura vaccinale. Inoltre si occupa di diagnosi precoce e cura delle malattie con conseguente riduzione degli accessi impropri in PS, del numero di ricoveri e della duplicazione/sovrapposizione dei processi di cura. Questo ha quindi contribuito ad una riduzione della spesa sanitaria stessa, mostrandosi indubbia strategia costo-efficace.
L’ambulatorio da sempre funge da ponte tra Territorio e Ospedale, precorrendo il modello sinergico su cui la Regione Lombardia sta ora investendo significativamente.
L’Ambulatorio Migranti è al centro delle relazioni istituzionali non solo con gli specialisti delle varie ASST, i funzionari di ATS ma anche i servizi territoriali delle Dipendenze, il Dipartimento di Salute Mentale, lo sportello richiedenti asilo del Comune, i Servizi Sociali, la Prefettura, la Questura facendo da perno di un quanto mai complesso network multidisciplinare.
In questi 36 anni di attività il Centro è stato un importante punto di osservazione epidemiologico ed ha sempre attivamente contribuito alla Ricerca scientifica sia in ambito di Salute Pubblica sia clinico, in collaborazione con l’Università degli Studi di Brescia.
Negli anni, gli operatori sanitari, in servizio presso l’Ambulatorio ed i suoi diversi collaboratori hanno inoltre promosso la formazione continua dei colleghi sanitari e non, tramite eventi promossi dall’Ordine dei Medici e Chirurghi di Brescia, dalle Università nonché da Organizzazioni non governative.
Non bisogna dimenticare il Trop-Ed Global Health Course, implementato da anni dall’Università degli Studi di Brescia, nonché il Corso di Malattie Tropicali e Salute Globale di Medicus Mundi Italia, entrambi punti di riferimento della formazione post-universitaria con moduli dedicati alla Medicina delle Migrazioni.
Tutto questo rappresenta solo una piccola parte della risposta sanitaria al fenomeno migratorio nel contesto bresciano.
Non si può dimenticare il ruolo delle organizzazioni non-profit, così come quello delle Associazioni di Volontariato che da anni garantiscono assistenza e cure trasversali alle persone migranti nella Provincia di Brescia.
Anche le istituzioni private così come le strutture miste possono giocare la loro parte nella presa in carico del migrante.
Le parole chiave dell’assistenza devono rimane: multidisciplinare, precoce, efficiente ed integrata.
L’Ambulatorio Migranti costituisce un solido modello di presa in carico, da cui si auspica ne possano fiorire di nuovi.
La catena di cura, come abbiamo visto, è costituita da numerosi anelli, uno funzionale all’altro con lo scopo di creare un network sempre più efficace e sinergico che con il tempo diventi parte integrante di un unico sistema sanitario nazionale-regionale.
Il vero obiettivo dell’Ambulatorio Migranti è scomparire nel tempo. La sua efficacia sta nel fornire strumenti per un approccio etico, professionale e scientifico di cura che venga inglobato dal sistema sanitario a tutti i livelli e non ne costituisca più una virtuosa eccezione.
Questo processo potrà ultimarsi una volta che tutti i professionisti (sanitari, amministrativi, giuridici) arricchiranno il proprio bagaglio di cura del Sapere Transculturale, a garanzia di equità e tutela del diritto costituzionale ed europeo.
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