Notiziario dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Brescia – aut. Tribunale di Brescia n. 195/1962

Medici scrittori

Medici scrittori; un lungo elenco, vien da dire. Senza certo dimenticare l’ingegnere Carlo Emilio Gadda e il chimico Primo Levi, nessun’altra professione ha dato un contributo tanto cospicuo alla letteratura. Perché?

Alcune ragioni si spiegano con la natura stessa del lavoro medico.

Il rapporto con una grande varietà di persone, conosciute nelle loro vicende intime, nei loro sentimenti, nei momenti cruciali della vita.

La rielaborazione che il medico fa delle storie dei pazienti per costruire una narrazione coerente. Il coinvolgimento emotivo dell’incontro clinico. La consuetudine al ragionamento analitico ed interpretativo. La curiosità intellettuale.

Due esempi di intreccio tra medicina e letteratura

Arthur Conan Doyle e il suo mentore

L’autore del personaggio di Sherlock Holmes riconobbe il suo debito nei confronti di Joseph Bell (1837-1911) clinico medico e insegnante di Doyle all’università di Edimburgo.

Un esempio tra i molti delle sue capacità di osservazione.

Entra il paziente nell’aula e dopo un rapido sguardo Bell gli dice:

Lei ha servito nell’esercito? Sì, signore.

Congedato da poco? Sì, signore.

Sottufficiale? Sì, signore.

Un reggimento scozzese? Sì, signore.

Di stanza alle Barbados? Sì, signore.

Quindi Bell rivolto agli studenti: il paziente è un uomo rispettoso, ma non si è tolto il cappello. Non si usa nell’esercito, ma se fosse congedato da molto avrebbe appreso i modi civili. Ha un’aria di autorità ed è ovviamente scozzese. Presenta un’elefantiasi che si riscontra nelle Indie Occidentali. I reggimenti scozzesi sono di stanza alle Barbados.

Il medico come detective, quindi. Raccoglie indizi e articola ragionamenti induttivo/deduttivi. Lo storico Carlo Ginzburg in “Spie. Radici di un paradigma indiziario” (Einaudi 1979) ricorda la figura del medico Giovanni Morelli (1828-1891) ideatore di un metodo innovativo di attribuzione delle opere d’arte, che si concentrava sui dettagli secondari dei dipinti (orecchie, mani, piedi, panneggi..) tratti meno usualmente imitati da altri pittori, per riconoscere con maggior certezza l’autore.

Lo sguardo clinico. Una semeiotica rapida e intuitiva, sorretta dalla conoscenza e dall’esperienza.

Un talento che rischia di essere smarrito nel tempo degli algoritmi e delle linee guida.

La commedia umana. Anton Pavlovič Cechov

“La medicina è la mia legittima sposa, la letteratura la mia amante. Quando mi stanco dell’una passo la notte con l’altra.”

Così Cechov (1860-1904) in una lettera al direttore della rivista cui inviava i suoi racconti. E medico lo fu davvero, visitando pazienti di ogni condizione sociale nello studio moscovita e nella casa di campagna di Melichovo dove i contadini venivano numerosi a farsi curare. A Melichovo si impegnò assiduamente durante una delle frequenti epidemie di colera. Nonostante già fosse malato di tubercolosi, intraprese un lungo, faticoso viaggio all’isola di Sachalin nel Pacifico, sede di colonia penale, scrivendo un dettagliato rapporto sulle disumane condizioni di vita dei detenuti.

L’esperienza di medico, con la ricchezza di relazioni che comporta, ha certamente affinato il talento dello scrittore nel raffigurare una varietà di persone, caratteri, relazioni che è stata paragonata all’ampiezza della narrazione scespiriana.

E i medici in Cechov. Molti ne compaiono, nei racconti e nelle commedie.

Professori universitari in “Una storia noiosa”, ma più spesso semplici medici operanti nelle campagne e nelle cittadine di una Russia profonda, contadina, immersa nella miseria e nell’ignoranza. Li accomuna un sentimento di disillusione, di frustrazione, oggi diremmo di burnout. Gli ideali generosi del dr Astrov, (in Zio Vania) ecologista ante litteram, si perdono nel lavoro massacrante quotidiano che lo logora e lo spinge alla vodka.

Il Dr Ragin (Reparto N. 6) ha una visione quasi “basagliana” dell’istituzione psichiatrica che dirige e di cui finirà suo malgrado detenuto e vittima.

Il Dr Čebutikyn in “Tre sorelle” confessa i suoi errori professionali e di non aver più aperto un libro di medicina dopo la laurea.

Non troviamo in Cechov rabbia o passione rivoluzionaria. Un futuro migliore è solo vagheggiato da molti protagonisti. “Non si ricorderanno di noi” dice Astrov.

I medici in Cechov non vengono celebrati, neppure derisi come in Molière.

Sono persone del proprio tempo (che è un poco anche il nostro), testimoni e attori della commedia umana.

Loading

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Altri Articoli

Casi clinici

Omicidi

Casi clinici/ A fine visita lascio uscire dalla camera colleghi e infermieri e mi siedo accanto al letto. Comincia a raccontarmi la sua vita.

Continua a leggere »
Casi clinici

Lei e lui

Casi clinici/ Con pazienti come loro devo stare attento, rischio di interessarmi più alle loro storie che alla cattiva digestione.

Continua a leggere »
Casi clinici

Buco

Casi clinici/ Si siede e non sembra malato. È vestito con cura, ha il tono di chi è abituato a parlare senza giri di parole.

Continua a leggere »
Casi clinici

Sapevo tutto

Casi clinici/ Erano una bella coppia, dice, sono stati sempre innamorati. L’incontro per un certificato di disabilità diventa spazio per confidenze inattese.

Continua a leggere »
Casi clinici

Fischio

Casi clinici/ Dopo un intervento alla gola per un tumore maligno, si era convinto che la sua vita fosse al termine. Aveva deciso di andare a morire in quello che considerava il paradiso: la Thailandia.

Continua a leggere »
mappa degli USA con stati blu e stati rossi
Articolo

We do care

La lettera al NEJM dei Minnesota Physicians Voices per proteggere i pazienti immigrati dalle violenze della milizia ICE.

Continua a leggere »
una sala d'aspetto con arredamento barocco
Casi clinici

Visita domiciliare

Casi clinici/ Un paziente in difficoltà, una casa magnifica e soffocante e una visita domiciliare che aiuta a instradare verso la terapia giusta.

Continua a leggere »
Casi clinici

Pietà in corsia

Casi clinici/ La più umile delle mansioni, svolta con pietosa destrezza, da un’operatrice che ha imparato a riconoscere chi non può aspettare.

Continua a leggere »
Casi clinici

Palo santo

Casi clinici/ Una paziente fuori dal comune e un ringraziamento speciale, in grado di scacciare la “mala energia”.

Continua a leggere »
Casi clinici

You had time

Casi clinici/ Quando il tempo per creare un nuovo legame si scontra con la fragilità di un equilibrio troppo precario.

Continua a leggere »
Casi clinici

Miserie maschili

Casi clinici/ Un fastidio che non passa, una scintilla che rimane accesa, e la difficoltà per il medico di ascoltare senza giudicare.

Continua a leggere »
Articolo

America oggi

Un messaggio di impegno civile dai “Doctors for America” per ribadire, in tempi difficili, i valori fondanti della professione.

Continua a leggere »
Casi clinici

Nuda

Casi clinici/ Una donna sola, povera e “matta”, con una profezia destinata ad avverarsi.

Continua a leggere »
Casi clinici

Mascara

Casi clinici/ La vanità umana e la caducità delle cose: spunti di riflessione dalla vita in corsia.

Continua a leggere »
Casi clinici

Incesto

Casi clinici/ Una forma rara di demenza che cambia il segno delle relazioni: quando un rapporto coniugale diventa puro maternage accudente.

Continua a leggere »
Casi clinici

Kukident e ictus

Casi clinici/ Una paziente di 87 anni, la necessità di un intervento di cardiochirurgia, gli interrogativi sui rischi. Con un risvolto finale inatteso.

Continua a leggere »