Medici scrittori; un lungo elenco, vien da dire. Senza certo dimenticare l’ingegnere Carlo Emilio Gadda e il chimico Primo Levi, nessun’altra professione ha dato un contributo tanto cospicuo alla letteratura. Perché?
Alcune ragioni si spiegano con la natura stessa del lavoro medico.
Il rapporto con una grande varietà di persone, conosciute nelle loro vicende intime, nei loro sentimenti, nei momenti cruciali della vita.
La rielaborazione che il medico fa delle storie dei pazienti per costruire una narrazione coerente. Il coinvolgimento emotivo dell’incontro clinico. La consuetudine al ragionamento analitico ed interpretativo. La curiosità intellettuale.
Due esempi di intreccio tra medicina e letteratura
Arthur Conan Doyle e il suo mentore
L’autore del personaggio di Sherlock Holmes riconobbe il suo debito nei confronti di Joseph Bell (1837-1911) clinico medico e insegnante di Doyle all’università di Edimburgo.
Un esempio tra i molti delle sue capacità di osservazione.
Entra il paziente nell’aula e dopo un rapido sguardo Bell gli dice:
Lei ha servito nell’esercito? Sì, signore.
Congedato da poco? Sì, signore.
Sottufficiale? Sì, signore.
Un reggimento scozzese? Sì, signore.
Di stanza alle Barbados? Sì, signore.
Quindi Bell rivolto agli studenti: il paziente è un uomo rispettoso, ma non si è tolto il cappello. Non si usa nell’esercito, ma se fosse congedato da molto avrebbe appreso i modi civili. Ha un’aria di autorità ed è ovviamente scozzese. Presenta un’elefantiasi che si riscontra nelle Indie Occidentali. I reggimenti scozzesi sono di stanza alle Barbados.
Il medico come detective, quindi. Raccoglie indizi e articola ragionamenti induttivo/deduttivi. Lo storico Carlo Ginzburg in “Spie. Radici di un paradigma indiziario” (Einaudi 1979) ricorda la figura del medico Giovanni Morelli (1828-1891) ideatore di un metodo innovativo di attribuzione delle opere d’arte, che si concentrava sui dettagli secondari dei dipinti (orecchie, mani, piedi, panneggi..) tratti meno usualmente imitati da altri pittori, per riconoscere con maggior certezza l’autore.
Lo sguardo clinico. Una semeiotica rapida e intuitiva, sorretta dalla conoscenza e dall’esperienza.
Un talento che rischia di essere smarrito nel tempo degli algoritmi e delle linee guida.
La commedia umana. Anton Pavlovič Cechov
“La medicina è la mia legittima sposa, la letteratura la mia amante. Quando mi stanco dell’una passo la notte con l’altra.”
Così Cechov (1860-1904) in una lettera al direttore della rivista cui inviava i suoi racconti. E medico lo fu davvero, visitando pazienti di ogni condizione sociale nello studio moscovita e nella casa di campagna di Melichovo dove i contadini venivano numerosi a farsi curare. A Melichovo si impegnò assiduamente durante una delle frequenti epidemie di colera. Nonostante già fosse malato di tubercolosi, intraprese un lungo, faticoso viaggio all’isola di Sachalin nel Pacifico, sede di colonia penale, scrivendo un dettagliato rapporto sulle disumane condizioni di vita dei detenuti.
L’esperienza di medico, con la ricchezza di relazioni che comporta, ha certamente affinato il talento dello scrittore nel raffigurare una varietà di persone, caratteri, relazioni che è stata paragonata all’ampiezza della narrazione scespiriana.
E i medici in Cechov. Molti ne compaiono, nei racconti e nelle commedie.
Professori universitari in “Una storia noiosa”, ma più spesso semplici medici operanti nelle campagne e nelle cittadine di una Russia profonda, contadina, immersa nella miseria e nell’ignoranza. Li accomuna un sentimento di disillusione, di frustrazione, oggi diremmo di burnout. Gli ideali generosi del dr Astrov, (in Zio Vania) ecologista ante litteram, si perdono nel lavoro massacrante quotidiano che lo logora e lo spinge alla vodka.
Il Dr Ragin (Reparto N. 6) ha una visione quasi “basagliana” dell’istituzione psichiatrica che dirige e di cui finirà suo malgrado detenuto e vittima.
Il Dr Čebutikyn in “Tre sorelle” confessa i suoi errori professionali e di non aver più aperto un libro di medicina dopo la laurea.
Non troviamo in Cechov rabbia o passione rivoluzionaria. Un futuro migliore è solo vagheggiato da molti protagonisti. “Non si ricorderanno di noi” dice Astrov.
I medici in Cechov non vengono celebrati, neppure derisi come in Molière.
Sono persone del proprio tempo (che è un poco anche il nostro), testimoni e attori della commedia umana.
![]()





























































































