Ottantenne, argentina di Buenos Aires, quattro cognomi, è arrivata all’appuntamento in ritardo, ha detto che la vecchia auto ha fatto le bizze, che ha faticato a trovare il parcheggio, che la coda all’accettazione era molto lunga, che non sapeva dov’era l’ambulatorio…
Magra, segaligna, capelli neri, qualche grigio, pelle olivastra, occhi celeste-cenere, denti storti (quasi fossero impiantati nelle arcate senza alcun ordine, distrattamente), tratto simpatico del viso.
Mi faccio raccontare la sua storia; è vedova da molti anni, vive sola. Un figlio, il più giovane, non sposato, che progetta e costruisce vele per barche da gara, vive teoricamente con lei, ma è sempre in giro per lavoro, “sono due mesi che non lo vedo, credo sia a Dubai”, una figlia è pittrice e vive a Tallin, un terzo è un ingegnere, attualmente lavora a Edimburgo.
Ha fatto un’infinità di lavori. Il prevalente? L’apicultrice, per ben due anni (!). “La produzione della pappa reale è uno sfruttamento delle api operaie bell’e buono; la maggior parte della produzione viene consumata dai preti!”.
Guardo l’orologio e l’invito a dirmi sinteticamente il motivo della visita: è venuta principalmente per l’insonnia mattutina, il risveglio da un po’ sempre più precoce, e per sintomi depressivi già sperimentati due anni fa e trattati efficacemente per qualche mese con un farmaco antidepressivo.
Le do qualche spiegazione, faccio raccomandazioni, riprescrivo il farmaco che allora aveva funzionato e le programmo una visita di controllo a due settimane.
Tre mesi dopo improvvisamente, un mattino, arriva in ospedale. Dice alla segretaria di aver fissato un appuntamento (effettivamente nell’elenco delle visite della giornata lei c’è, ma il suo appuntamento è previsto per le tre del pomeriggio).
Ho tempo per visitarla e la faccio accomodare in studio. Sta meglio, è venuta a ringraziare. Ha portato in regalo un bastoncino di legno, proviene dall’argentina, “palo santo”. Con un taglierino se ne devono tagliare minuscoli stecchi da bruciare: il fumo denso è molto profumato e un mezzo efficace per scacciare la “mala energia”. Sul bastoncino ha scritto il mio nome con un pennarello… ovviamente sbagliato.
Quando ci salutiamo le dico di non smettere la terapia senza avermi consultato o almeno senza aver consultato un medico. Spero di rivederla, sono certo che così non sarà.
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