La sua adolescenza è stata difficile. Lei ribelle e libera, lui, il padre, intransigente e incapace di tollerarne le esuberanze.
Era la secondogenita, la preferita. In lei forse vedeva alcuni tratti del proprio carattere che in gioventù erano stati piegati dal rigido genitore, e che ora a sua volta combatteva nella figlia. L’avrebbe desiderata come la primogenita, intellettualmente meno brillante, ma rispettosa dello stile famigliare.
Innamorata della musica rock, quando aveva qualche soldo in tasca, andava ai concerti. Il padre che aveva tentato in ogni modo di educarla alla musica colta era convinto che quella musica fosse robaccia, che invitasse al disordine. Un giorno le vide addosso una maglietta con il volto di Jimi Hendrix scambiandolo, obnubilato dal pregiudizio, per quello dell’odiato Che Guevara; gliela sequestrò e non le rivolse la parola per sei mesi.
Conseguita la maturità cercò una facoltà che le permettesse di stare lontano da casa. Suo padre ne soffrì. Nella città dove andò incontrò un ragazzo che lei credette essere quello della sua vita. Al padre non piaceva per nulla, lo giudicava un poco di buono, ma lei ne era innamorata e lo volle ugualmente sposare: pochi mesi dopo essere rimasta incinta il marito la lasciò. Orgogliosa e testarda, rifiutò l’offerta di ritornare nella casa di famiglia. Lasciò l’università, trovò un lavoro come impiegata e con pesanti sacrifici, rifiutando qualsiasi aiuto dalla famiglia, fece crescere il figlio. Inanellò altre storie sbagliate.
Ora il padre ha quasi novant’anni. È rimasto vedovo e di lui continua a prendersi cura la figlia “brava”. È questa che gli organizza la casa, che gli fa la spesa, che lo porta ai controlli medici. È lei che ha deciso quando cercare e che badante scegliere per lui.
Recentemente il padre ha dovuto essere ricoverato in ospedale. Per un paio di giorni le sue condizioni sono state critiche e “la ribelle” è corsa al suo capezzale. Avrebbe voluto essere utile.
Il padre si è commosso, l’avrebbe accolta, come un figlio prodigo. Ma lei sa che ormai è tardi, che la sua intromissione servirebbe solo a rompere l’equilibrio necessario per il benessere, fragile, del papà, possibile solo con la presenza pervasiva della sorella “brava”.
Non c’è più tempo per creare nuovi legami. Permangono quelli di sangue, ma sebbene fondamentali, ora non sono più sufficienti.
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