La prima parte dell’intervento del Presidente dell’Ordine dei Medici di Brescia, dott. Germano Bettoncelli, al convegno sul Futuro della medicina tra tecnica e cura, promosso dall’Accademia Cattolica di Brescia lo scorso 15 marzo nella Sala Convegni Poliambulanza Brescia.
Gli uomini non hanno mai conosciuto il futuro che li ha attesi, neppure quando questo futuro è stato determinato dal risultato delle loro azioni.
Da questo punto di vista l’esercizio di tratteggiare l’effetto della relazione tra tecnica e cura sulla medicina e sul suo futuro è per certi versi un atto coraggioso, forse troppo ambizioso, ma sicuramente intellettualmente stimolante.
- Cura: tentativo di una definizione analitica.
Affermazione. Per la vita la cura è cosa essenziale, irrinunciabile.
Perché?
Definizione. Aver cura è prendersi a cuore, preoccuparsi, avere premura, dedicarsi a qualcosa (definizione germinale, appena abbozzata, ancora informe, allo stadio iniziale)
Domanda. La condizione umana presenta qualità tali da rendere necessario quel modo di essere che è il prendersi a cuore (curare dunque) l’esistenza? A partire dalla propria.
(Heidegger 1927). Ciò che veramente illumina nella sua essenza l’essere umano è la cura. L’essere umano si trova consegnato all’esistenza secondo la modalità della cura: ognuno è quello che fa e di cui si cura. Se abbiamo cura di certe relazioni il nostro essere sarà costruito dalle cose che nasceranno e prenderanno forma proprio in queste relazioni. Perché se ci prendiamo cura di certe relazioni quello che accade nello scambio relazionale con l’altro diverrà parte integrante di noi. Cura dunque come fabbrica, costruzione dell’essere.
La cura è ontologicamente essenziale, cioè, significa che concerne gli aspetti essenziali dell’essere: protegge la vita e coltiva le possibilità dell’esistere.
La cura, quindi, sta in una condizione di necessità con le qualità essenziali della condizione umana
Ed esiste una dimensione etica della cura simile all’attitudine etica kantiana, che si fonda sull’idea che l’azione morale debba essere compiuta per dovere e non per inclinazioni o per il perseguimento di benefici personali. Quella che ci fa dire: «Io devo!»
(Distinzione. La terapia, in senso stretto, è la cura destinata a lenire la sofferenza).
- La relazione medico-paziente (o paziente medico?)
Per il medico ogni cura inizia con la mano che tasta ed esamina un corpo. E questo è anche ciò che si aspetta il paziente, tanto che per questo si spoglia. Anche del suo pudore.
Della cura fa parte anche il dialogo tra medico e paziente, che rappresenta nel tempo dell’incontro il primo e anche l’ultimo momento comune ed è ciò che in grado di annullare la reciproca distanza.
Il dialogo è lo strumento per trovare un comune terreno d’intesa. Il termine implica già che si parla a qualcuno che dovrà rispondere. Il dialogo non rappresenta una semplice introduzione o preparazione alla cura. È già una forma di assistenza che prosegue nell’attuazione trattamento (terapia) successivo. Ma che differenza c’è tra terapia e cura?
Se guardiamo al paziente nella sua totalità, questo significa prendersi cura. Significa curare tutti gli aspetti della persona, il lato psicologico, le emozioni, non solo quindi attuare la terapia intesa come il prescrivere il farmaco, ma anche curare l’ambiente in cui la persona vive, in cui lavora.Da notare che Therapeia = significa etimologicamente anche essere a servizio di qualcuno, servire un altro.
- La teoria della cura
Bisogna cercare di definire cos’è la cura nella sua essenza cioè, cos’è la cura in sé.
L’avere cura generalmente ha luogo in una dinamica di relazione, come già detto, tra una persona che-ha-cura e un’altra che riceve la cura.
E, generalmente, questa relazione di cura è asimmetrica e per questo esiste, si evidenza, anche una ulteriore problematicità etica. Di cui dobbiamo tenere conto. In tale relazione il paziente viene considerato non solo privo della conoscenza tecnica ma anche incapace di decidere moralmente. I principi etici che sono stati fino ad oggi alla base del paternalismo sono il principio di beneficenza – che prescrive l’obbligo di agire per il bene del paziente – ed il principio di non maleficenza – che esprime l’obbligo di non arrecare danno al paziente. Nel corso degli ultimi decenni del XX secolo si sono avute profonde trasformazioni nel modo in cui viene esplicata la pratica medica, che hanno sollevato dubbi ed accesi dibattiti sulla validità dell’etica medica tradizionale (quella appunto paternalistica). È emersa la rivendicazione di sempre più spazi di autonomia da parte dei cittadini e delle cittadine che, nell’ambito dell’assistenza sanitaria, ha contribuito a creare un contesto favorevole per l’approvazione da parte dell’American Hospital Association nel 1973 della Carta dei diritti del paziente (Patient’s Bill of Rights).
La relazione di cura è una relazione vissuta in presenza o, se non in presenza, con persone con le quali c’è comunque la possibilità di una relazione diretta.
Per tutte le azioni finalizzate a pratiche di cura senza che ci sia un’azione diretta tra chi cura e chi riceve cura, si può parlare di politica di supporto alle pratiche di cura e non di cura tout court. Esempio, oggi, la telemedicina, l’assistenza a distanza.
- Da dove scaturisce questa inclinazione?
A mettere in moto l’atto di cura è l’interesse per l’altro, è il cogliere la sua condizione di necessità. Si sente l’urgenza di avere cura quando si percepisce l’altro necessitante di qualcosa che da sé non può procurarsi, quando questi si trova in una fase della vita massimamente vulnerabile (es. neonato, anziano) o ferito nel suo essere corporeo o spirituale.
Una relazione di cura implica una tensione che fa inclinare (chinare?) verso l’altro, ma senza mai perdere da parte del medico, quell’equilibrio dato dal tenere fermo il punto da cui poter sempre ritornare presso di sé. Ovvero la posizione che si identifica con il mantenimento del proprio ruolo e delle proprie responsabilità di medico.
Viceversa, nel mettere in atto azioni di cura non deve mai accadere un’espropriazione della soggettività del paziente anche nelle situazioni di più intensa dipendenza. Qui certo esiste il rischio di cadere nel paternalismo. Rischio possibile perché la condizione dell’essere malato induce a far sentire la persona diventare quasi una cosa in potere non solo di una condizione biologica che segue leggi proprie, ma anche di altri che hanno il potere di decidere per noi. Questo cambia radicalmente la propria percezione di sé.
- Come avviene il farsi concreto dell’essenza della cura
La cura è dunque una pratica mossa dall’intenzione di procurare beneficio. Essa si esprime attraverso atti.
- Prestare attenzione
- Ascoltare
- Esserci, esprimersi con la parola
- Comprendere, per quanto possibile
- Sentire con l’altro (empatia, compassione, sentire con premura)
- Esserci in una distante prossimità
- Con delicatezza e con fermezza
- Essere consci della fatica della cura
………………………………………….
– Fine prima parte –
![]()





























































































