El Fasher è una città del nord Darfur nel Sudan devastato dalla guerra civile in atto dall’aprile 2023. Nell’ottobre scorso, dopo un lungo assedio, il gruppo paramilitare RSF (Rapid Support Forces) ha preso la città, difesa dalle forze armate sudanesi (SAF). Esecuzioni sommarie, massacri, violenze sessuali su vasta scala ne sono seguiti. Il numero delle vittime in pochi giorni pare abbia superato quello, pur enorme, della guerra di Gaza[1].
Nella attuale, convulsa, fase storica, l’attenzione dei media è rivolta agli scenari di guerra del Medio Oriente e dell’Ucraina. Il Sudan non desta attenzione. Ma quella sudanese è stata definita dai rappresentanti dell’OMS come la più grave emergenza umanitaria attuale. Due terzi della popolazione (circa 33,7 milioni di persone) avranno bisogno di assistenza quest’anno, di cui 23 milioni sperimenteranno carenza di cibo. Si contano più di 13 milioni di profughi.
La guerra civile si frammenta a livello locale e regionale con conflitti a dimensioni in parte etniche, in parte di puro controllo dei territori e delle loro risorse. È una guerra locale con sostegni internazionali (Arabia Saudita, Egitto, Etiopia favorevoli alle SAF, Emirati Arabi Uniti pro RSF).
La ferocia della guerra con massacri e violenze sessuali sistematiche ha assunto una gravità genocidaria, con una conta dei morti, non determinata con sicurezza, che oscilla tra 150 e 400000 vittime.
Quella sudanese è stata definita dai rappresentanti dell’OMS come la più grave emergenza umanitaria attuale.
Il sistema sanitario è al collasso. Il crollo delle coperture vaccinali, della disponibilità di acqua, delle condizioni igieniche, determinano un’impennata di casi di colera, morbillo, pertosse, malaria. Gli stessi operatori sanitari sono obiettivi di guerra. L’OMS ha accertato 201 attacchi a centri sanitari da aprile 2023 a dicembre 2025 con 1808 morti e 490 feriti.
Difficoltà logistiche e corruzione, il conflitto stesso, ostacolano gli aiuti, già pesantemente ridotti con l’amministrazione Trump (smantellamento della US Agency for International Development, US Aid).
Tuttavia, associazioni locali di volontariato si prodigano in condizioni estreme nel fornire assistenza sanitaria nelle epidemie di colera, nel creare spazi sicuri per le vittime di violenza sessuali, nel dare cibo ai profughi. Attive anche organizzazioni internazionali, come Médecins sans frontières e la nostra Emergency. Emergency ha mantenuto aperto a Karthoum il centro cardiochirurgico “Salam” nonostante i vicini combattimenti e le difficoltà nell’approvvigionamento ed i centri pediatrici a Karthoum, Port Sudan, Nyala. Come testimonia Matteo D’Alonzo, responsabile locale per Emergency: “Le vittime di questa guerra sono soprattutto i civili, i bambini e le donne. Non dimentichiamo il Sudan.”
In un mondo fuori controllo, anche tragedie come quelle del Sudan non vanno scordate.
- Health and war in Sudan. Devi S. The Lancet 2026; 497: 1131-1134 ↑
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