Notiziario dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Brescia – aut. Tribunale di Brescia n. 195/1962

La riabilitazione all’epoca dell’IA: quali sviluppi?

Foto di mevideo - stock.adobe.com
scarica articolo in pdf

L’intelligenza artificiale (AI) rappresenta un tema progressivamente emergente nella riabilitazione, ma la letteratura scientifica mostra un quadro ancora in evoluzione. Le evidenze più solide riguardano l’uso dell’AI come supporto alla telereabilitazione, al monitoraggio del movimento, alla personalizzazione dell’esercizio e al feedback in tempo reale. Sono invece ancora limitate le prove che dimostrino la superiorità dell’IA come strumento autonomo di scelta del trattamento riabilitativo.

Le revisioni sistematiche più recenti indicano che le applicazioni più promettenti ricadono nell’ambito delle seguenti applicazioni:

  1. Sistemi di decision support: aiutano a stimare prognosi, rischio, probabilità di risposta e scelta del percorso riabilitativo. Devono fornire anche il livello di incertezza e non sostituire il giudizio clinico.
  2. Computer vision e analisi del movimento: utilizzano videocamere o sistemi markerless per valutare postura, range of motion, qualità dell’esercizio, compensi e correttezza del gesto.
  3. Sensori indossabili: monitorano attività fisica, cammino, equilibrio, frequenza cardiaca, fatica, aderenza e rischio di caduta.
  4. Telereabilitazione assistita da IA: permette trattamento a distanza con feedback automatico, controllo dell’esecuzione, progressione del carico e supervisione del terapista.
  5. Robotica adattiva ed esoscheletri: modulano assistenza, resistenza e intensità in base alla performance del paziente, soprattutto in neurologia.
  6. Realtà virtuale, realtà aumentata ed exergaming: aumentano motivazione, intensità e task-specific training, adattando la difficoltà alle capacità del paziente.
  7. Brain-computer interface e neurotecnologie: collegano intenzione motoria, feedback e stimolazione, ma restano strumenti specialistici con evidenza ancora emergente.
  8. Modelli linguistici generativi: possono supportare documentazione, educazione del paziente, sintesi di linee guida e comunicazione, ma non devono prescrivere autonomamente trattamenti.

Tuttavia, molti studi sono ancora eterogenei, con campioni piccoli, follow-up brevi e definizioni non sempre chiare di “IA” in quanto i chat bot utilizzabili sono numerosi e non ancora del tutto a misura di prestazione sanitaria. Per questo motivo, l’evidenza complessiva può essere considerata da debole a moderata, con alcuni segnali positivi in ambito muscoloscheletrico, dolore lombare cronico, ictus e riabilitazione respiratoria.

Sono ancora limitate le prove che dimostrino la superiorità dell’IA come strumento autonomo di scelta del trattamento riabilitativo.

Il principale valore dell’IA non è sostituire il clinico della riabilitazione o il team riabilitativo, ma aumentare la capacità di osservazione, misurazione e personalizzazione. L’IA può raccogliere dati continui dal paziente, ad esempio tramite smartphone, videocamere, sensori inerziali, wearable, cartelle cliniche elettroniche e questionari digitali. Questi dati possono essere usati per identificare pattern di recupero, aderenza, compensi motori, rischio di peggioramento, risposta al trattamento e necessità di modificare il dosaggio dell’esercizio.

Il “last mile”, cioè il passaggio finale tra output dell’algoritmo e decisione clinica, rappresenta il punto critico. In riabilitazione non basta sapere che un paziente appartiene a un certo profilo predittivo: occorre tradurre tale informazione in un programma concreto, sicuro e personalizzato. La decisione deve includere diagnosi funzionale, obiettivi del paziente, livello di disabilità, comorbidità, dolore, motivazione, ambiente di vita, supporto familiare, preferenze, rischi e risorse disponibili.

Il gold standard, quindi, non è l’algoritmo più sofisticato, ma un sistema validato che migliori esiti clinici importanti rispetto alla pratica usuale ed il clinico diviene parte integrante di questo processo in quanto la proposta di specifici comandi (“Prompt”) di ricerca condiziona la risposta della chatbot.

Dovrà quindi essere compito del clinico della riabilitazione acquisire competenze specialistiche nell’uso degli strumenti di AI con una prevedibile progressiva specializzazione nelle competenze applicative professionali come già in essere per le tradizionali metodiche riabilitative sia manu medica che non.

Il quadro normativo europeo

L’utilizzo delle chatbot in ambito sanitario deve inoltre essere conforme al quadro normativo europeo, in particolare all’EU AI Act (Artificial Intelligence Act). I sistemi AI utilizzati per supporto documentale clinico rientrano generalmente tra i sistemi a rischio limitato o moderato, se non influenzano decisioni cliniche, con obblighi di trasparenza e uso responsabile.

I Principi rilevanti che ne regolano l’uso sono rappresentati da:

Human oversight (supervisione umana obbligatoria): il clinico mantiene il controllo completo del processo.

Trasparenza: deve essere chiaro che il testo è stato supportato da AI.

Accountability: la responsabilità finale resta del professionista sanitario.

Data governance: i dati utilizzati devono rispettare il GDPR e le normative sulla privacy.

E il loro uso è conforme quando:

La chatbot è impiegata solo per supporto redazionale,

Non viene utilizzato per decisioni cliniche automatizzate,

Il clinico mantiene controllo e validazione finale.

L’integrazione dei chatbot AI nella refertazione riabilitativa rappresenta un’opportunità significativa per migliorare l’efficienza e la qualità della documentazione clinica anche a fronte del progressivo incremento del carico burocratico e delle correlate disfunzioni gestionali che gravano ormai pesantemente sulle spalle del clinico.

Tuttavia, il loro utilizzo deve per ora essere limitato al supporto redazionale, guidato da principi etici e normativi, sempre subordinato al giudizio clinico umano e deve mantenere un approccio coerente con il modello ICF e conforme all’EU AI Act per garantirne un utilizzo sicuro, efficace e responsabile.

Nel corso di una nostra preliminare esperienza lavorativa, anonimizzando i dati inseriti in una chatbot LLM (Large Language Model) abbiamo ben apprezzato quanto l’AI sia in grado di accelerare la refertazione anche comparativa durante analisi del movimento con cinematica ed elettromiografia di superficie durante task motori dell’arto superiore e dell’arto inferiore (secondo la nostra esperienza presso Fondazione Teresa Camplani Domus Salutis).

Nell’ottica di potenziare le strategie di autotrattamento domiciliare, un’altra modalità di utilizzo è costituita dalla possibilità di creare rapidamente infografiche personalizzate circa lo svolgimento di esercizi di autotrattamento di specifiche strutture e funzioni corporee, anche al fine di ottimizzare lo svolgimento di determinate attività della vita quotidiana e stimolare la partecipazione sociale in accordo alla prospettiva ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento).

In sintesi, l’IA rappresenta uno sviluppo importante per la riabilitazione perché consente misurazioni più frequenti, trattamento più personalizzato e maggiore continuità assistenziale. Tuttavia, al momento, la sua efficacia è più convincente come supporto alla pratica clinica che come sistema autonomo di decisione. La prospettiva più solida è una riabilitazione “ibrida”: evidence-based, centrata sul paziente, guidata dal clinico e potenziata da strumenti digitali intelligenti, verificabili e concordemente resi sicuri per l’utilizzo in ambito clinico in accordo all’impianto legislativo vigente.

Su bresciamedica.it è pubblicato un esempio di Prompt utilizzabile per svolgere sintetiche review in ambito medico https://bresciamedica.it/chatbot-e-prompt/


Bibliografia e sitografia essenziale

Morone G, Carbonetti R, Martino Cinnera A, Malfitano C, Bisirri A, Negrini F; REHALISE Group. Artificial intelligence in rehabilitation: a living systematic mapping review – first release. Eur J Phys Rehabil Med. 2025 Oct;61(5):694-708. doi: 10.23736/S1973-9087.25.09331-1. PMID: 41424220; PMCID: PMC12824600.

Sumner J., H.W. Lim, L.S. Chong, A. Bundele, A. M., G. Kayambu. Artificial intelligence in physical rehabilitation: A systematic review. Artificial Intelligence in Medicine, Volume 146, 2023, 102693, ISSN 0933-3657, https://doi.org/10.1016/j.artmed.2023.102693.

http://artificialintelligenceact.eu/the-act/

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2025/09/25/25G00143/SG

Loading

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Altri Articoli

Casi clinici

Omicidi

Casi clinici/ A fine visita lascio uscire dalla camera colleghi e infermieri e mi siedo accanto al letto. Comincia a raccontarmi la sua vita.

Continua a leggere »
Casi clinici

Lei e lui

Casi clinici/ Con pazienti come loro devo stare attento, rischio di interessarmi più alle loro storie che alla cattiva digestione.

Continua a leggere »
Casi clinici

Buco

Casi clinici/ Si siede e non sembra malato. È vestito con cura, ha il tono di chi è abituato a parlare senza giri di parole.

Continua a leggere »
Casi clinici

Sapevo tutto

Casi clinici/ Erano una bella coppia, dice, sono stati sempre innamorati. L’incontro per un certificato di disabilità diventa spazio per confidenze inattese.

Continua a leggere »
Casi clinici

Fischio

Casi clinici/ Dopo un intervento alla gola per un tumore maligno, si era convinto che la sua vita fosse al termine. Aveva deciso di andare a morire in quello che considerava il paradiso: la Thailandia.

Continua a leggere »
mappa degli USA con stati blu e stati rossi
Articolo

We do care

La lettera al NEJM dei Minnesota Physicians Voices per proteggere i pazienti immigrati dalle violenze della milizia ICE.

Continua a leggere »
una sala d'aspetto con arredamento barocco
Casi clinici

Visita domiciliare

Casi clinici/ Un paziente in difficoltà, una casa magnifica e soffocante e una visita domiciliare che aiuta a instradare verso la terapia giusta.

Continua a leggere »
Casi clinici

Pietà in corsia

Casi clinici/ La più umile delle mansioni, svolta con pietosa destrezza, da un’operatrice che ha imparato a riconoscere chi non può aspettare.

Continua a leggere »
Casi clinici

Palo santo

Casi clinici/ Una paziente fuori dal comune e un ringraziamento speciale, in grado di scacciare la “mala energia”.

Continua a leggere »
Casi clinici

You had time

Casi clinici/ Quando il tempo per creare un nuovo legame si scontra con la fragilità di un equilibrio troppo precario.

Continua a leggere »
Casi clinici

Miserie maschili

Casi clinici/ Un fastidio che non passa, una scintilla che rimane accesa, e la difficoltà per il medico di ascoltare senza giudicare.

Continua a leggere »
Articolo

America oggi

Un messaggio di impegno civile dai “Doctors for America” per ribadire, in tempi difficili, i valori fondanti della professione.

Continua a leggere »
Casi clinici

Nuda

Casi clinici/ Una donna sola, povera e “matta”, con una profezia destinata ad avverarsi.

Continua a leggere »
Casi clinici

Mascara

Casi clinici/ La vanità umana e la caducità delle cose: spunti di riflessione dalla vita in corsia.

Continua a leggere »
Casi clinici

Incesto

Casi clinici/ Una forma rara di demenza che cambia il segno delle relazioni: quando un rapporto coniugale diventa puro maternage accudente.

Continua a leggere »
Casi clinici

Kukident e ictus

Casi clinici/ Una paziente di 87 anni, la necessità di un intervento di cardiochirurgia, gli interrogativi sui rischi. Con un risvolto finale inatteso.

Continua a leggere »