Credo sia stata lei a venire da me per prima. Forse voleva portarmi il marito; più probabilmente voleva capire se fossi all’altezza di diventare il loro medico di fiducia. Hanno entrambi più di ottant’anni e li seguo da oltre dieci, è raro che si presentino separatamente.
Non hanno malattie gravi. Certo, sono più vecchi di quando li ho conosciuti e, alla loro età, dieci anni non sono pochi. Gli acciacchi si sono fatti più numerosi e insistenti, ma finora i farmaci e le parole sono riusciti a tenerli a bada.
Durante le visite è quasi sempre lei a parlare per entrambi. Riferisce con precisione i propri sintomi e, subito dopo, quelli del marito, quando lui prova a raccontarli da sé, lo fa con poche parole; lei allora interviene, lo corregge e aggiunge particolari che lui considera inutili e che per lei sono invece indispensabili.
Hanno avuto, e continuano ad avere, una vita professionale e sociale intensa. Con pazienti come loro devo stare attento, abituato alle macerie che la malattia lascia nei corpi e nelle menti, quando incontro persone che hanno ancora tanto da raccontare rischio di interessarmi più alle loro storie, alle persone che hanno conosciuto e persino ai pettegolezzi di un mondo al quale non ho accesso che al catarro o alla cattiva digestione.
Durante l’ultima visita, lui le rimproverava di stare bene soltanto quando era in viaggio, lontana da casa. Lei, infatti, viaggia molto.
Ho commesso l’imprudenza di chiedergli perché non la accompagnasse, ora che aveva finalmente il tempo che il lavoro gli aveva sempre negato.
«Ho già visto tutto», ha risposto. «Dopo gli ottant’anni, rivedere cose già viste non mi dà più alcun piacere». Lei lo ha guardato con un misto di tenerezza e compatimento. Poi, quasi confidandomi qualcosa che il marito non avrebbe potuto comprendere, ha bisbigliato: «Poveretto. Non ha capito che i luoghi non sono mai gli stessi quando ci si ritorna».
Per un istante ho cercato di salvare la reputazione maschile. Ho pensato che alla curiosità analitica di lei si potesse opporre la capacità di sintesi di lui: un pessimismo asciutto, forse non meno nobile del suo ostinato entusiasmo. Ho pensato anche alla profondità dei viaggi interiori, alle distanze che si possono percorrere senza uscire di casa. Ma è durato poco. Mi sono ricordato di essere il loro medico e gli ho chiesto come andava l’intestino.
![]()





























































































