L’illustrazione di copertina spiegata da Raffaele Spiazzi
Il tema del viaggio ricorre spesso nella nostra narrazione. Che sia una scelta, o piuttosto il necessario adattarsi allo scorrere del tempo e del progresso, il tema porta con sé quell’aura di mistero e di apprensione che sempre si accompagna all’ignoto. E davanti alla velocità del progresso, del tumultuoso divenire della scienza, siamo pervasi dal dubbio di essere realmente pronti ad affrontare quel che il viaggio ci porterà – quasi fosse un passaggio nel famigerato Triangolo delle Bermude – o di aver scordato di mettere in valigia la nostra “buona provvista per il viaggio”.
Così, già oggi la comunicazione tra medico e paziente si è fatta triangolare, mediata, allargandosi a comprendere quel Dr. Google al quale sempre più spesso il paziente si rivolge e che oggi si alimenta ancora di più di tutti i prodigi e la velocità che l’intelligenza artificiale gli consente.
Il rischio che ho voluto rappresentare nel mio viaggio al centro del Triangolo delle Bermude è che la mediazione tecnologica da strumento al servizio della comunicazione tra medico e paziente, divenga essa stessa l’essenza della comunicazione, sostituendo in tutto la figura del curante fino a rappresentarlo a sua volta come l’avatar ideale, gentile e disponibile sempre e che sempre a domanda risponde. E il paziente a sua volta evolve nell’avatar di se stesso, insieme di dati e algoritmi cui il medico può voler prestare attenzione quasi più ancora che al paziente stesso.
La domanda allora che ci dobbiamo porre è come far sì che questa relazione non più lineare, ma triangolare eviti di farci perdere l’orientamento, fino ad “inghiottire” la relazione stessa. Dobbiamo porci domande se vogliamo cavalcare il progresso, essere consapevoli che qualsiasi strumento tecnologico richiede un tempo di progettazione, di “pensiero”, che può trasformare l’evoluzione che ci attende da passiva, che si subisce, in attiva e interattiva, che si governa. La medicina di domani non potrà che trarre grandi vantaggi dall’impiego della IA al suo servizio. A patto che non abdichi mai al proprio ruolo di governo della tecnologia, facendosi governare dalla stessa. A partire dalla relazione con il paziente, momento centrale e insostituibile nella cura.
Centrale e insostituibile. Ma il fatto che il paziente apprezzi il Dr. Google in forma di avatar sempre cortese, attento e disponibile, non può che portarci criticamente ad interrogarci su quanto realmente siamo disponibili al suo ascolto, con l’orecchio interiore, certo, ma anche con quello esteriore.
E con un’ultima suggestione. A connettere i tre protagonisti della mia illustrazione, il medico, il paziente e la tecnologia, ho proposto un fumetto. Vuoto. Ovvero da riempire, se saremo capaci ancora di alimentare quel dialogo, quel tempo di cura fatto di ascolto e comunicazione che nessun algoritmo IA potrà mai sostituire nel qui e ora della relazione di cura. Con l’impegno di trasformare l’ineliminabile tecnologia da rischio in ponte che unisce e facilita questa relazione.
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