“Non possiamo dirigere il vento, ma possiamo orientare le vele”. Così scriveva Seneca (4-65 d.C.), tratteggiando metaforicamente il rapporto tra l’accadere (il vento) e l’agire umano (le vele): non si può modificare il Reale, ma solo adeguarsi e conformarsi a esso in modo razionale.
Si può usare la metafora del vento e delle vele per guardare la storia del rapporto tra tecnica e realtà. Ai nostri giorni, l’Intelligenza Artificiale (d’ora in poi IA) non si limita a orientare le vele e nemmeno a dirigere il vento. L’IA crea il vento, portando il Reale a farsi sempre più sintesi di fisico e digitale: fi-gitale[1]. Ma come si è arrivati fin qui?
Un momento cruciale è segnato dalla nascita della scienza moderna con Galilei, quando la veri-fica (verum facio) dell’ipotesi e la sua validazione come legge avviene attraverso l’esperimento, quale insieme di attività pratiche volte a riprodurre il fenomeno naturale. La conoscenza scientifica inizia a essere garantita dalla riproduzione artificiale del fenomeno naturale. Il Reale non è più considerato inaccessibile (come il vento di Seneca), ma essenzialmente riproducibile. Per riprodurlo, la scienza ha bisogno della tecnologia e si fa sempre più tecnica, mentre la tecnica, ritenuta fino ad allora inferiore alle scienze teoriche, entra nell’olimpo della scienza. Fin qui il reale/naturale è concepito come riproducibile artificialmente, ma non ancora producibile ex novo.
Da Cartesio in poi, la filosofia inizia a porsi il problema della corrispondenza tra contenuto mentale e realtà in sé: se sono due dimensioni separate, come è possibile che il contenuto della mente corrisponda a ciò che le è esterno? Kant chiude la questione della corrispondenza, affermando che il reale in sé è inconoscibile. Ma se la realtà in sé è inconoscibile, come mai la scienza (fisica, matematica ecc.) funziona? Per rispondere, Kant opera un rovesciamento essenziale che prende il nome di rivoluzione copernicana: la scienza funziona perché non conosce la realtà in sé, inaccessibile per definizione, ma la realtà oggettivamente (depurata dalle qualità) esperita dal Soggetto (fenomeno). Il mondo che l’Umano esperisce e conosce non è (non può essere) il mondo in sé, ma il mondo colto dalle strutture sensibili-conoscitive del Soggetto identico in ogni individuo. Ciò mostra come sia possibile che la conoscenza scientifica conosca oggettivamente la realtà fenomenica: in quanto si è adeguata alle strutture esperienziali-conoscitive dell’Umano. Si riconosce che il Reale, nelle sue strutture oggettive, è plasmato dall’attività conoscitiva. Il vento si di Seneca si fa sempre più accessibile.
Con la contemporaneità, in modo particolare dalla seconda metà del 1800, la filosofia introduce una variazione essenziale: non esiste un Soggetto umano, una verità assoluta, una natura in sé delle cose. Cade il mito della verità assoluta galileiana-kantiana e la Scienza si fa sempre più ipotetica.
Si passa dal verificazionismo al falsificazionismo, per cui una teoria è scientifica non se può essere verificata, ma se può essere falsificata da osservazioni/esperimenti. Se non lo fosse, non sarebbe smentibile; e se non fosse smentibile, sarebbe incontrollabile: da essa si potrebbe ricavare qualsiasi conclusione che, a sua volta, si porrebbe come inconfutabile. Si pensi all’omeopatia: la sua confutazione come non scientifica era inevitabile. L’epistemologia contemporanea (Popper, Kuhn, Feyerabend) sviluppa questa analisi in varie direzione. Einstein pare avesse detto «no amount of experimentation can ever prove me right; a single experiment can prove me wrong».
La Tecnica è da sempre guidata dalla logica della potenza-per-la-potenza e l’IA riesce a perseguirla in modo efficace proprio perseguendo l’autonomia.
Il passaggio è decisivo per comprendere il figitale dell’IA, quale espressione della tendenza fondamentale dell’IA a naturalizzare l’artificiale e artificalizzare il naturale. Ciò si inserisce all’interno di quella che mi pare essere la tendenza fondamentale dell’IA: rendere i propri dispositivi sempre più capaci di autonomia operativa e soprattutto decisionale. A mio avviso, ma posso solo rimandare a tale teoria[2], la Tecnica è da sempre guidata dalla logica della potenza-per-la-potenza e l’IA riesce a perseguirla in modo efficace proprio perseguendo l’autonomia quale condizione della potenza.
Autonomia è potenza perché è liberazione da ogni vincolo eterogeneo. Rendere naturale l’artificiale significa dargli l’autopoieticità che non fa più dipendere da cause esterne. Dipendere da altro significa essere meno potenti. Ecco la necessità di autonomia ed ecco il motivo per cui si naturalizza l’artificiale: per renderlo sempre più autonomo. Accendersi da solo, spegnersi da solo, crearsi da solo ecc.
Ma per naturalizzare l’artificiale, si deve artificializzare il naturale, in modo tale che l’Umano, fin qui causa efficiente dell’artificiale, sia parte di quell’artificiale. E allora si deve togliere l’opposizione tra naturalità e artificialità. Il fisico si fa sempre più digitale e il digitale sempre più fisico. Sono i due lati di un unico processo.
In questo processo, la Medicina svolge un ruolo cruciale, anche perché è uno dei luoghi primari dell’artificializzazione del naturale e naturalizzazione dell’artificiale. Ciò è particolarmente evidente in campo neurologico, dove, a fronte del processo di rimodulazione dell’Umano operato dall’IA, si registra un evidente immobilismo dei LEA e delle politiche sanitarie. Un esempio su tutti. Nei casi di tetraplegia post-traumatica, laddove i pazienti muovono capo e sguardo e utilizzano la voce con estrema difficoltà/affaticabilità, ci sono tracciatori oculari alimentati dall’IA in cui l’algoritmo recepisce i movimenti oculari e li traduce in scrittura. Ciò consente all’Umano di riacquisire una certa autonomia personale, sociale, lavorativa.
Questi dispositivi, che hanno costi che il Paziente talvolta non può sostenere, non sono inseriti tra i LEA. La loro concessione gratuita è lasciata alla discrezione delle politiche regionali, che in alcuni casi li concedono gratuitamente indipendentemente dall’eziologia, in altri solo per malattie degenerative escludendo l’eziologia traumatica. Sorge allora la questione dei criteri scelti per individuare i LEA: devono garantire l’esistenza, ma cosa si intende con esistenza? La mera funzionalità organica o i minimi livelli di autonomia, socialità, affettività?
Questa tipologia di casi apre anche la questione del rapporto Cervello-Mente/Strumento. A partire dal 1998, filosofia della mente e scienze cognitive hanno riconosciuto che i processi cognitivi si estendono all’ambiente e agli strumenti informativi, a condizione che tali strumenti e annesse informazioni siano disponibili e accessibili in modo facile e costante e l’utilizzatore abbia fiducia incondizionata in esse. Si è così diffuso il principio dell’esternalismo attivo, per cui si riconosce l’interazione continua-attiva tra Umano e ambiente (teoria della Mente Estesa[3] e Paradigma delle 4E[4]). Alla base, il principio di parità: se il mondo esterno “funziona” come processo cognitivo interno, allora vale come processo mentale. Ma come cambia tale teoria se il supporto è l’IA?
Per le neuroscienze, dall’attività cerebrale deriva la Mente, che costruisce l’immagine del mondo esterno e del proprio corpo (propriocezione). Basandosi sull’analisi dell’attività cerebrale, le neuroscienze concordano con la filosofia moderna (Locke, Berkeley, Hume): il colore non è nelle cose, ma nella mente di chi guarda (è l’esito della relazione tra corteccia visiva e frequenza); il percepire immediato di flash sensoriali non è la rappresentazione della cosa, che è frutto di sintesi intellettiva; la durata del tempo, scientificamente misurabile, è esperita secondo uno stato interiore non misurabile fisicamente (qui il pensiero va a Bergson). Le neuroscienze riconoscono anche che il cervello è plasmato dal linguaggio: la parola non è effetto del cervello, ma il cervello effetto della parola. La RMf mostra come parola motoria ed emotiva accendano le aree cerebrali.
Pensando che la Mente sia effetto del cervello e che il cervello sia essenzialmente plastico-modificabile, si studia cosa accade quando lo strumento della relazione è l’IA. Un recente esperimento[5] mostra che il cervello nelle esperienze virtuali immersive supera la consapevolezza di estraneità ancora presente nella relazione con le protesi. L’immersione virtuale induce il cervello a percepire, come fossero proprie, parti virtuali (nell’esperimento erano delle ali). E allora ci si chiede: fino a che punto le nuovissime tecnologie ibrideranno la natura umana nella sintesi fi-gitale? La domanda in definitiva chiede: esiste una natura in sé, non modificabile, dell’Umano?
La domanda, a cascata, ne apre molte altre: come cambierà la sanità, la diagnosi, la terapia? E la figura del Medico? È destinata a una progressiva desoggettivizzazione per opera dell’algoritmo?
Ippocrate diceva che «il medico che si fa filosofo è simile a un dio» (Ιατρός φιλόσοφος ισόθεος)[6]. Forse questo atteggiamento è la via per il Medico oggi: accompagnarsi alla filosofia, per comprendere quel categoriale invisibile che sta alla base del fenomeno dell’IA.
Note
- Cfr. N. Cusano, Logic and ontology of the Phy-gital of Metaverse and Digital Twin, Estetica. Studi e Ricerche, Mulino, Bologna 2024. ↑
- Cfr. N. Cusano, Automatos, Mimesis, Udine-Milano 2025. ↑
- A. Clark, D. Chalmers, The Extended Mind Analysis, Vol. 58, No. 1 (Jan., 1998), pp. 7-19 Published by: Oxford University Press on behalf of The Analysis Committee Stable URL: http://www.jstor.org/stable/3328150. ↑
- Secondo tale paradigma, la cognizione dipende da 4 stati della Mente: incarnata (Embodied), per cui si ha una interazione costante tra il sistema sensomotorio e il mondo; situata/immersa (Embedded) nell’ambiente fisico-culturale; enattiva/agita (Enacted), per cui la conoscenza è azione guidata dall’interazione attiva organismo-ambiente; estesa (Extended), per cui i processi mentali oltrepassano i confini biologici. ↑
- L’esperimento è riportato nel seguente articolo pubblicato su Cell Reports https://www.cell.com/cell-reports/fulltext/S2211-1247(26)00398-0. ↑
- La fonte è incerta. ↑
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