Salvare i denti naturali significa tutelare molto più del sorriso: vuol dire preservare salute, autonomia e qualità della vita. Oggi, grazie alle consolidate acquisizioni in ambito odontoiatrico, è sempre più possibile evitare l’estrazione intervenendo in modo precoce con terapie conservative, capaci di mantenere funzionalità masticatoria ed equilibrio generale dell’organismo.
Non mi stanco di ribadirlo come presidente della Commissione Albo Odontoiatri richiamando l’attenzione sull’importanza di un approccio clinico fondato sull’appropriatezza delle cure.
Il tema è stato al centro di un recente convegno che abbiamo organizzato insieme alla Commis-
sione Albo odontoiatri nazionale e all’Accademia italiana di Endodonzia, con l’obiettivo di contrastare un orientamento talvolta condizionato da logiche commerciali, che porta a proporre con eccessiva facilità la sostituzione dei denti con impianti, presentati come la soluzione più rapida e quindi preferibile. Non è possibile accettare che si sedimenti tale convinzione nell’utenza in modo acritico perché fuor-
viante e comunque svilente per la nostra professione, che si caratterizza per la propensione a “curare” e a “prendersi cura” prima che a “sostituire”.
Le cause della perdita dei denti possono essere diverse, ma molte risultano prevenibili o trattabili con terapie adeguate.
Constato che si sta diffondendo l’idea che l’impianto sia eterno, ma non è così. La priorità deve restare il mantenimento del dente naturale, quando le condizioni cliniche lo consentono. Applicando alla popolazione provinciale i dati epidemiologici nazionali, si può stimare che circa 100.000 bresciani over 65 e 25.000 under 65 abbiano perso tutti i denti naturali, mentre sarebbero circa 300.000 i cittadini che convivono con l’assenza di uno o più denti.
Le cause della perdita dei denti possono essere diverse, ma molte risultano prevenibili o trattabili con terapie adeguate, come nel caso della carie o della parodontite, patologia che interessa 6 persone su 10 a livello globale. Nonostante ciò, c’è chi rinuncia alle cure e opta direttamente per la sostituzione, talvolta rivolgendosi a strutture all’estero. A questo proposito il turismo dentale coinvolgerebbe ogni anno tra i tremila e i quattromila bresciani. Sul fenomeno sembra essersi in effetti sviluppata una maggiore sensibilità anche a livello nazionale, ma mancano ancora risposte concrete sul piano normativo. Tra le mete più gettonate per i bresciani ci sarebbero Albania, Croazia, Romania, Turchia, come è emerso da un recente sondaggio ordinistico.
Proseguo insieme alla CAO Brescia a mantenere alta la vigilanza su questi fenomeni affinché l’affidamento all’odontoiatra possa essere il più scevro da interessi diversi rispetto alla tutela della salute.
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