Notiziario dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Brescia – aut. Tribunale di Brescia n. 195/1962

Cibo e demenza

“La mamma è morta ieri mattina presto, si è addormentata nel suo letto. Io, Roby e la sua fidanzata, con l’aiuto di una badante siamo riusciti a curarla a casa.

Da più di tre anni non camminava; ultimamente era diventata uno scricciolo e accudirla non era certo un problema fisico. Non ha mai avuto una piaga.

Ieri e oggi sono venute a farle visita moltissime persone del paese, parenti, amici miei e di Roby. Ognuno a suo modo ha voluto ricordare un pezzo di questi lunghi anni di malattia. Molti hanno ricordato anche le diverse badanti che si sono avvicendate.

Mentre ascoltavo e guardavo il corpicino di mia madre ho pensato al cambio repentino delle diverse cucine che ha dovuto sopportare per ogni badante.

Maria di Bagnolo Mella veniva da mia madre nei primi tempi della malattia; mangiavano insieme e se ne andava alla sera. Cibo preferito: salame, pancetta, cotechino, patate e polenta.

Poi è arrivata Liuda, moldava, la prima a fermarsi dalla mamma anche di notte. Alimenti preferiti: funghi, patate, barbabietole, cavoli, cipolle e aglio, talora salciccia. Le ha dato il cambio Rose, filippina: “pappe” di pollo o maiale cotto con aglio, salsa di fegato e riso.

Altre badanti, Valentina, Fatima, altri cibi. L’ultima è stata Nadia dal Marocco: piatto principale cuscus con manzo, agnello e pollo e poi spezie, spezie, spezie: cannella, cumino, zenzero, pepe nero, semi di anice e di sesamo, coriandolo, zafferano, menta e prezzemolo

Al sabato e alla domenica ho sempre cucinato io: pasta, bolliti, arrosti vari”.

Penso ai cambiamenti alimentari che quel fisico minuscolo ha dovuto subire, agli articoli dei giornali (futili? inutili?) sulle diete salubri per vivere in salute e ai suoi undici anni di malattia a corpi di Levy.

Immagino cosa sarebbe cambiato con un’alimentazione diversa…

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Una risposta

  1. La mamma, protagonista di questo racconto, è stata fortunata perché è stata accudita con amore e nonostante la malattia (o forse grazie alla malattia) ha potuto conoscere e gustare i sapori del mondo. Racconto commovente e ben scritto.

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