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Notiziario dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Brescia – aut. Tribunale di Brescia n. 195/1962

Forum/ La crisi delle Scuole di Specialità

L’Ordine dei Medici di Brescia ha promosso lo scorso novembre un Forum sulla crisi delle Scuole di Specializzazione in Medicina, cui hanno partecipato alcuni Direttori di Scuole di Specialità dell’Università degli Studi di Brescia. Vi proponiamo in due parti il resoconto del Forum.

Forum sulle Scuole di Specialità/ prima parte

Hanno partecipato Gianpaolo Balestrieri – Direttore responsabile di Brescia Medica, Ottavio Di Stefano – Presidente Ordine dei Medici di Brescia, Marco Fontanella – Delegato del Rettore per le Scuole di Specialità Università degli Studi di Brescia, Raffaele Badolato – Direttore Scuola di Specialità Pediatria Università degli Studi di Brescia, Marco Metra – Direttore Scuola di Specialità Cardiologia Università degli Studi di Brescia, Nazario Portolani – Direttore Scuola di Specialità Chirurgia Università degli Studi di Brescia, Francesco Rasulo – Direttore Scuola di Specialità Anestesia e Rianimazione Università degli Studi di Brescia, Massimo Salvetti – Direttore Scuola di Specialità Medicina di Emergenza Urgenza Università degli Studi di Brescia, Francesco Semeraro – Direttore Scuola di Specialità Oculistica Università degli Studi di Brescia.

Di Stefano: Per ragionare sulla crisi di alcune specialità mediche abbiamo pensato di aprire un confronto, individuando con una inevitabile selezione alcune specialità, come Oculistica, emblematiche perché molto attrattive, ed altre come Medicina di Emergenza Urgenza che si stanno misurando con un calo di consensi da parte dei medici in formazione.

Balestrieri: Le scelte di quest’anno dei giovani colleghi riguardo alle Scuole di Specialità rinsaldano un andamento già in atto e offrono motivi di riflessione e di preoccupazione circa il futuro del Sistema sanitario.

Si confermano, in modo eclatante, alcune tendenze, fra cui la scarsa attrazione verso specialità ospedaliere “storiche” come Chirurgia Generale, la stessa Medicina interna, Anestesia e Rianimazione, con percentuali di borse non assegnate attorno o superiori al 50% a livello nazionale e locale.

Fenomeno ancora più accentuato in specialità fondamentali per l’organizzazione ospedaliera come Medicina d’urgenza (76% di borse non assegnate). Al limite dell’abbandono Microbiologia e Biochimica clinica. Poco preferenziate Anatomia patologica e Medicina nucleare, centrali per la diagnostica.

Sul versante opposto le più “gettonate” si confermano Cardiologia, Dermatologia, Oftalmologia, Pediatria, Chirurgia plastica.

Sulle motivazioni delle scelte delle nuove generazioni influiscono probabilmente il peso del lavoro ospedaliero, il rischio professionale, civile e penale, la possibilità di esercitare la libera professione intra ed extra ospedaliera, ma anche una maggiore considerazione per l’equilibrio vita-lavoro. Se un tempo la scelta di fare il medico era “vocazionale”, ora non lo è più.

I dati sulle preferenze per le Specialità non evidenziano peculiarità bresciane, dal momento che i numeri sul nostro territorio presentano un andamento sovrapponibile a quello nazionale. Destano tuttavia preoccupazione per il futuro, perché ci si chiede come reggeranno gli ospedali di fronte a questo fenomeno.

Un lavoro come un altro?

Fontanella: Sono piuttosto pessimista sulla visione che i giovani medici hanno del loro ruolo in ospedale e nella società. Negli anni Novanta il ruolo del medico era importante e riconosciuto, c’era l’orgoglio di lavorare all’ospedale Civile, così come sul territorio in veste di medico di medicina generale. Ora non è più così: quello del medico è diventato un lavoro come un altro. Anche quel “riscatto” che si pensava di aver maturato con la pandemia Covid, periodo in cui tanti giovani si sono trovati in prima linea, sembra svanito. Ora che quei ragazzi si sono specializzati, raccolgono un riconoscimento morale “scadente” dalla comunità. E l’ospedale non riconosce quanto hanno faticato, se è vero che dopo un impegno così grande si trovano ad affrontare la concorrenza di “non specialisti” di dubbia cultura medica, si pensi all’esempio dei Pronto Soccorso, con figure che vengono pagate 1200 euro per un turno, e che con quattro turni al mese guadagnano tre volte il compenso mensile di uno specializzando. In un contesto simile il pensiero di associarsi ad una cooperativa e andare a in Pronto Soccorso può fare certamente presa su alcuni.

Riguardo alle specialità, le più penalizzate sono quelle che necessitano di un ambiente ospedaliero per svilupparsi, come la Radioterapia, la Medicina nucleare, l’Anatomia patologica che al Civile ha una tradizione che la pone fra le prime in Italia. Il problema di fondo è che non è più attrattivo nessun posto in ospedale.

Ma questo non dipende dal fatto che i giovani medici siano diversi: vedo specializzandi molto motivati, anche più di prima. E’ piuttosto la società che oggi li riconosce in maniera diversa.

Una situazione molto cambiata e molto preoccupante per il futuro.

Motivazione cercasi, urgentemente

Portolani: In previsione di questo Forum mi sono confrontato con i miei studenti per raccogliere il loro punto di vista. Sono emerse, fra le criticità, una rete formativa che porta a spostarsi anche fuori città, guadagni bassi, il problema delle vertenze medico-legali, gli orari di lavoro impegnativi. Ebbene, penso che abbiano ragione loro. Non è un caso se quest’anno Chirurgia, la mia specialità, che può contare su 15 borse, nella prima tornata abbia avuto 2 iscritti, cosa mai successa prima.

Un lavoro diventato poco attrattivo, pesante, scarsamente riconosciuto, come sottolinea anche una lettera del presidente della Società Italiana di Chirurgia.

In questa prospettiva aumentare i posti delle Scuole e del corso di laurea in Medicina non servirà a nulla, se non si trova una motivazione. Credo che non sia il momento di concentrarci sulle colpe, ma di trovare delle soluzioni. Ad esempio cercando di interagire con gli studenti già dagli ultimi anni del corso di laurea in Medicina, per accostarli alla vita di reparto, alla sala operatoria, affinché si appassionino e possano trovare una motivazione alla scelta della specialità. Penso si dovrebbe arrivare alla laurea con una consapevolezza maggiore di quello che si vuole fare.

La fatica di spostarsi negli ospedali della provincia

Rasulo: Nella specialità di Anestesia e Rianimazione i numeri dei nuovi ingressi sono superiori al 2019. Nei tre anni di Covid ne sono arrivati 43, e quest’anno sono già entrati in 13 e sono in arrivo altri 5. Va detto che l’accreditamento è aumentato, nonostante il contesto formativo sia rimasto uguale.

Una delle fatiche più avvertite dai nostri specializzandi si ricollega alla rete formativa ampia che abbraccia tutto il territorio provinciale e si spinge fino ad ambiti fuori provincia, da Esine a Mantova.

A Brescia arrivano specializzandi da tutta Italia, per poi essere catapultati in altre realtà: soddisfare le richieste delle componenti più lontane della rete formativa comporta per i giovani medici in specialità un impegno organizzativo e logistico importante per spostarsi in ospedali fuori Brescia. Questo aspetto può essere limitante, così come ci ha “penalizzato” il grande coinvolgimento che la nostra specialità ha conosciuto durante il triennio Covid. Ora è tempo di investire in progetti che ci rendano più appetibili.

Sui problemi logistici generati da una rete formativa ampia concordano anche i direttori di altre specialità. Se è vero, come ricorda Fontanella, che la turnazione tra le sedi è obbligatoria, non va trascurato che «troppa rete è controproducente», sottolinea Marco Metra, e che i giovani medici devono essere messi «in condizioni logistiche soddisfacenti: tanto è avvertito questo problema che spesso una delle prime domande è “Dove mi manderete?”», evidenzia Rasulo.

Il peso della qualità di vita e le sirene delle cooperative

Salvetti: Mentre la nostra generazione ha forse esagerato nel considerare la professione una specie di missione, probabilmente non del tutto a torto le nuove generazioni ambiscono ad una buona qualità di vita. Oggi i riflettori sono puntati sulla crisi della Medicina di Emergenza Urgenza, ma in futuro una sorte simile accomunerà anche la Medicina Interna (quest’anno la prima a Brescia ha raccolto 4 adesioni su 16 borse disponibili, la seconda 7 su 21).

Parliamo di un problema che non è solo locale, perché si tratta di specialità poco attrattive a livello nazionale, e le Scuole dei diversi atenei scontano le stesse criticità.

L’obiettivo è rendere più “appealing” un lavoro che è per sua natura pesante, ragionando a livello di organizzazione sanitaria e nazionale sulla questione economica, le piante organiche, la programmazione dei posti per evitare future saturazioni. Bisogna trovare un modo per essere concorrenziali con le cooperative, che inevitabilmente attirano offrendo guadagni più alti. Ad esempio riconoscendo al medico di Pronto Soccorso una remunerazione per quello che non fa come libera professione.   

Più liberi e con maggiori opportunità economiche

Semeraro: Anch’io ho avuto occasione di incontrare tutti i miei specializzandi, che hanno confermato il desiderio di avere una loro vita, perché la professione non è il loro unico pensiero. Hanno scelto Oculistica perché lascia più tempo libero e non li costringe a fare una scelta prettamente ospedaliera, ma lascia aperta la porta all’attività libero professionale o in strutture convenzionate, dove l’impegno non è così pesante e si possono ottenere gratificazioni economiche.

Molte volte la scelta viene fatta considerando proprio le maggiori potenzialità economiche offerte da questa specialità: se prima molti giovani medici erano interessati agli ambiti più complessi dell’Oculistica, come le complicanze di malattie sistemiche, la sfera delle malattie oncologiche, ora l’attenzione è soprattutto sull’attività chirurgica ambulatoriale, che rende più liberi e offre diverse possibilità economiche.

Oggi nel 90% dei casi lo specializzando vuole fare il chirurgo, che sia a bassa o a maggiore intensità (dalla cataratta al distacco di retina, per intenderci), mentre le attività di maggiore approfondimento non raccolgono più del 10-15% delle preferenze. E questa difficoltà si ripropone nell’arruolamento successivo, perché la maggior parte dei giovani medici è indirizzata al versante chirurgico, mentre non è interessata agli approcci più internistici.

Tutto questo per quanto tempo ancora? Penso ci sia uno spazio per i prossimi dieci anni, poi il mercato sarà saturo, come sta già accadendo al Centro-Sud dove molti specialisti non trovano uno sbocco professionale.

Rilevo poi un altro problema nel percorso formativo: Oculistica è molto gettonata ma sui 7 nuovi ingressi in media 3 vengono da un cambio di specialità.

Fontanella: Su questo punto c’è molta attenzione, e uno degli obiettivi dell’Università degli Studi di Brescia è proprio quello di ridurre gli abbandoni e i cambi di percorso, che attualmente assommano al 10%, e sono frutto di una non adeguata motivazione prima della scelta.

Semeraro: Parte di queste criticità sono nate quando, seguendo per le Scuole di Specialità lo stesso criterio di arruolamento del corso di laurea in Medicina, si è creato un listone nazionale, sicuramente più preciso ma che non ha favorito un percorso di fidelizzazione del singolo studente, importante anche per appassionarlo ad una disciplina. Oggi dopo il primo anno alcuni cambiano, e questo porta come conseguenza alla perdita di quei posti in specialità.

Fine prima parte – continua

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Andrea Salvi
8 Gennaio 2024 13:56

Inteeressante e preoccupante
Manca però il confronto con altre realtà Sarebbe interessante conoscere come e’ la situazione in altri paesi europei, e, se e’ migliore rispetto alla nostra, comprenderne i motivi.

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