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Notiziario dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Brescia – aut. Tribunale di Brescia n. 195/1962

Uno sguardo sul futuro

Il discorso tenuto dal presidente CAO, dottor Fusardi, durante l’Assemblea annuale dell’Ordine dei Medici di Brescia, lo scorso 16 aprile 2023.

Carissimi

Sono felice di poter salutare finalmente in presenza la nostra comunità professionale, la famiglia dei medici chirurghi e degli odontoiatri bresciani, una famiglia che – mi sia consentito dirlo – serviamo con dignità ed onore.

La Commissione di Albo che rappresento pro tempore sollecita una responsabilità che vivo intensamente e che vede coinvolti il sottoscritto insieme agli amici e colleghi Claudia Valentini, Claudio Dato, Stefano Salgarello e Sara Geretto.

Varie sono le competenze della Commissione di Albo che nell’evoluzione del nostro ordinamento si è caricata della rappresentanza esponenziale della Professione insieme alla tradizionale funzione disciplinare e al ruolo consultivo per tutti i provvedimenti che interessino la Professione stessa. Un dibattito è in atto sul rapporto fra le componenti medica e odontoiatrica in seno agli Ordini, in particolare a livello nazionale.

Noi pensiamo che l’unità tra le due componenti, unità che convintamente pratichiamo, sia un valore e che nessun avallo possa ricevere chi la mette in pericolo, l’ho detto in ogni sede e qui oggi voglio ribadirlo. Naturalmente statuto e regolamento a partire dalla Federazione e a cascata in ogni Ordine territoriale potranno definire ancora meglio i contorni della prevista autonomia e che è ulteriore espressione dell’effettiva indipendenza che deve necessariamente caratterizzarci.

L’anno 2022 ci ha visti fortemente coinvolti in varie attività che muovendo dal tradizionale ambito culturale (rivolto non solo agli iscritti all’Albo ma anche a tutti i medici ed aperto ai cittadini grazie anche alle nuove infrastrutture informatiche) ci ha portati fino alle aule del Tribunale, in prima fila nella repressione del reato di esercizio abusivo, tanto odioso quando persistente non solo nelle aree geograficamente più periferiche.

Costante è stato il dialogo con le autorità e con il decisore pubblico fino alla definizione della Rete regionale dell’Odontoiatria lo scorso 30 dicembre con le relative commissioni che hanno completato l’insediamento pochi giorni fa.

Passando in rassegna le questioni che si assumono come risolte registro il buon esito dell’iniziativa assunta presso gli organi della Commissione europea che ha visto cancellata la preprocedura di infrazione Nif 4008/2020 con un sostanziale successo dei diritti dei cittadini e dei professionisti sanitari che potranno continuare ad essere protetti da promozionalità e suggestione senza freni imposte dai pubblicitari. Il Commissario Breton ha confermato che la pubblicità promozionale può pregiudicare la salute e la dignità dei professionisti, entrambi obiettivi di pubblico interesse. Gli attacchi di chi porta visioni diverse forse continueranno ma dovranno cercare altre argomentazioni.

Naturalmente se l’attività di vigilanza sugli iscritti resta pienamente in capo agli Ordini, resta uno spazio sconsolatamente vuoto per le società non iscritte ad Albo, le cosiddette srl commerciali, che godono di una sorta di status che non le rende attualmente sanzionabili in caso di violazioni della disciplina anche sul tema pubblicitario. Il ruolo dell’AGCOM ribadito dalla Legge di Bilancio 2019 è rimasto infatti finora lettera morta e stiamo sollecitando un’iniziativa in tale direzione.

Proprio il confine fra capitali e ruolo del professionista resta un tema centrale. Se sono perfettamente comprensibili istanze di rinnovamento in un mondo che è cambiato e che cambia, è inaccettabile che sussista una tale difformità di trattamento e che l’iscrizione all’Albo valga e comporti diritti e doveri solo per alcuni e non per altri. Non voglio suggerire una soluzione ma nella scorsa legislatura solo otto voti di scarto hanno separato l’esercizio professionale in forma societaria dall’obbligo di costituire una stp, la forma che tuttora offre le maggiori garanzie di tutela per tutti i soggetti coinvolti.

Naturalmente nel mezzo di un’offerta di servizi competitiva abbiamo il dovere di non dimenticare chi è meno provvisto di mezzi per procurarsi l’assistenza atta a garantire quel diritto alla Salute che, per dirla semplicemente, ‘senza denti’ non può evidentemente dirsi tutelato.

L’odontoiatria di comunità guarda proprio alla popolazione, soprattutto alle fasce più vulnerabili specialmente in ottica di prevenzione, e punta a migliorarne le condizioni mediante indici che siano anche misurabili. Quello che lo Stato e le Regioni possono fare con le risorse di cui dispongono, o meglio anche individuandone di nuove, facciano ma non vedo spazi di miglioramento se non mettendo a sistema tutti gli attori in campo, inevitabilmente coinvolgendo anche le componenti libero professionali, più libere da condizionamenti, più capillari, più prossime all’utenza e alle comunità. L’odontoiatria che guarda alle comunità dovrebbe essere anche sostenibile e non tralasciare i più deboli.

Certamente importante può risultare il contributo offerto dal terzo pagante, l’intero ambito della domanda e offerta intermediate, che continua a crescere e che non può essere ignorato ma neppure può fagocitare la libertà di scelta, di scelta del medico della struttura sanitaria e del trattamento. Devono essere stabiliti dei limiti precisi per cui non sia consentito a enti e fondi assicurativi di disegnare la realtà secondo i propri esclusivi disegni ma garantendo a tutte le parti coinvolte, in particolare utenti e professionisti, di essere maggiormente protagoniste. Le convenzioni cosiddette dirette non vengano più usate per distorcere la competizione puntando al ribasso.

Un percorso nuovo può essere scritto: per una volta interessi dell’utenza e della concorrenza possono realmente coincidere anche se finora i passi sono stati timidi. Anche in questo caso una mano potrebbe venire dall’Europa e iniziative sono in corso in tal senso.

Proprio l’Europa vede un numero sempre maggiore di italiani laurearsi all’estero per poi rientrare. È un fenomeno che fa parte del cambiamento del nostro continente e dell’evoluzione dei costumi. Lo accettiamo chiedendo che gli standard formativi siano uniformi anche nei Paesi di nuovo ingresso in modo che nessun percorso si trasformi in una scorciatoia perché questo appare inaccettabile verso i cittadini e verso i nostri studenti che ambiscono a una formazione di qualità.

È ora fondamentale raggiungere una situazione di maggior equilibrio nell’individuazione del fabbisogno di nuovi professionisti. Non solo l’offerta di posti da parte degli Atenei, peraltro sempre più a gestione privatistica, ma vengano considerate un parametro di riferimento le legittime necessità di apprendimento degli studenti che possono realizzarsi solo dove i mezzi e le risorse siano davvero adeguati; venga altresì ponderata l’effettiva necessità di nuovi odontoiatri in relazione a criteri demografici tenendo conto di tutti i laureati, in Italia e all’estero.

Diversamente Professione sul versante odontoiatrico farà rima con insoddisfazione, compromesso, pletora e i giovani irretiti prima dal sogno di realizzarsi non troveranno alcuno sbocco davvero dignitoso per il loro ingegno ma dovranno trasformarsi in semplici braccia al servizio di altre meno nobili visioni.

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