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Notiziario dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Brescia – aut. Tribunale di Brescia n. 195/1962

Come si misura l’impatto delle attività umane sull’ambiente?

Pillole Green

Le Pillole Green sono approfondimenti periodici che riguardano i “micro” interventi in ambito sanitario per contribuire a salvaguardare l’ambiente e il clima. Le Pillole sono a cura dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Bergamo, con cui volentieri avviamo questa collaborazione.

Pillola n.12/ Come si misura l’impatto delle attività umane sull’ambiente?

a cura di Antonio Bonaldi

È sempre più evidente che a causa delle attività umane molti ecosistemi naturali sono in serio pericolo. Dato che dalle loro interazioni dipende non solo la salute ma anche la sopravvivenza dell’uomo si capisce il crescente interesse a monitorare il loro grado di compromissione. A tal fine sono stati individuati diversi indicatori, ciascuno dei quali prende in considerazione qualche aspetto particolare del problema.

Nonostante tali indicatori siano ormai entrati nel linguaggio comune, non a tutti è chiaro che cosa misurano esattamente. Può essere utile, pertanto, fornire qualche precisazione, perlomeno riguardo ai tre degli indicatori più comunemente utilizzati dai media e dalla letteratura scientifica.

  • Impronta ecologica (Ecological footprint): misura l’estensione di mare e di suolo biologicamente produttivo necessaria per rinnovare le risorse e assorbire i rifiuti associati ad una certa attività, a un determinato stile di vita o rispetto ad un preciso periodo di tempo. Con esso si calcola l’Earth Overshoot Day, cioè il giorno in cui l’umanità ha consumato tutte le risorse che il pianeta è in grado di rigenerare nel corso di un anno. Nel 2023 l’Overshoot day è stato il 2 agosto e ciò significa che da agosto alla fine dell’anno, per garantire la nostra sopravvivenza, abbiamo dovuto metter mano alle riserve (non infinite) accumulate nel corso della lunga storia del pianeta. L’impronta ecologica è un indicatore aggregato che prende in considerazione diversi parametri: la superficie edificata, i terreni biologicamente attivi per l’assorbimento di CO2, le aree dedicate alla pesca, l’estensione delle foreste, dei pascoli e dei terreni agricoli. É perciò laborioso da calcolare e poco utilizzabile per misurare i risultati di un intervento di decarbonizzazione. Tuttavia, dato che esprime un concetto facilmente intuibile, è uno degli indicatori più citati quando si parla di sostenibilità ambientale o di capacità rigenerative della terra.
  • Impronta carbonica (Carbon footprint): dato il forte legame con il clima si può chiamare anche Impronta climatica. Questo indicatore misura la quantità di gas serra immessa in atmosfera nel corso dell’intero ciclo di vita di un prodotto, di un’attività o di un servizio, espressa in CO2 equivalente. Per esempio, il metano ha un effetto serra pari a 24 volte quello della CO2, il protossido d’azoto 298 volte e il desflurano (gas anestetico) 2500 volte. Dato che è facilmente calcolabile, questo indicatore è ampiamente utilizzato in ambito scientifico e dalle organizzazioni pubbliche e private per misurare l’impatto delle loro attività sul riscaldamento terrestre e quindi sui cambiamenti climatici. É inoltre impiegato per monitorare l’andamento degli impegni previsti dagli accordi internazionali sul clima delle Nazioni Unite.
  • Impronta materiale (Material footprint): misura il peso complessivo di tutti i materiali (biomasse, metalli, minerali e combustibili) estratti dall’ambiente per sostenere la crescita economica. Dal 1970 al 2021 l’estrazione di materie prime nel mondo è passata da 31 a 98 miliardi di tonnellate: un valore considerato doppio rispetto a quello che la terra può tollerare (1). Questo indicatore è molto importante, perché misura la pressione dell’uomo sull’ambiente, tanto che è utilizzato dall’ONU per monitorare uno dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile (Garantire modelli sostenibili di produzione e consumo), secondo il quale per assicurare a tutti un buon livello di benessere è necessario aumentare l’efficienza d’uso delle risorse naturali, disaccoppiando il loro consumo dallo sviluppo economico. A questo fine occorre intervenire sugli sprechi, eliminare le distorsioni del mercato, adeguare gli stili di vita alle esigenze della natura, ridurre le diseguaglianze e investire sui servizi pubblici.

Come si può vedere questi tre indicatori si concentrano sulle interazioni tra attività umane, materie prime, ecosistemi naturali e clima. Essi non esauriscono i numerosi fattori associati all’impatto ambientale. Per esempio non prendono in considerazione il lungo elenco di sostanze chimiche, pesticidi, farmaci, plastiche, radiazioni ionizzanti, campi elettromagnetici che inquinano l’aria, l’acqua e il suolo e che spesso si accompagnano allo sviluppo economico. Un problema grave e complesso su cui è disponibile un’ampia letteratura ma che non è oggetto di questa breve disamina.

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1. The Material Flow Analysis Portal: materialflows.net.

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