Notiziario dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Brescia – aut. Tribunale di Brescia n. 195/1962

Di loro possiamo parlare solo al passato

18 marzo 2022 Giornata nazionale in memoria delle vittime della pandemia

La mia generazione, quella che si aggira intorno ai settanta, ha avuto una grande fortuna.

Siamo stati testimoni delle “magnifiche sorti e progressive” della nostra pratica degli ultimi 50 anni. Uno sviluppo di conoscenze senza precedenti nella storia della medicina.  Qualità di vita e prognosi dei nostri pazienti sono drammaticamente migliorate.

Illusi, non di aver vinto tutte le malattie, ma che il progresso inarrestabile avrebbe reso possibile ogni traguardo. Le malattie infettive ritenute quasi retaggio del passato, tanto da sottovalutare un’altra grande “pandemia” come l’antibiotico resistenza, sempre più minacciosa.

E non ci siamo resi conto, noi tutti, compreso chi scrive, che la globalizzazione senza limiti, la crisi climatica ed ecologica, lo sfregio di santuari microbici incontaminati, avrebbero rotto l’equilibrio su cui si regge la nostra convivenza. E così lo “sterminator Vesevo” di Leopardi ha avuto, come sempre la natura nella storia umana, il sopravvento.

Abbiamo scoperto la vulnerabilità universale e noi medici, improvvisamente, la nostra impotenza di fronte al virus. La pandemia “catastrofica” si è svelata con la morte diffusa.

Il morire, che avevamo relegato ad evenienza imprevista e segno di sconfitta, diventato improvvisamente protagonista del nostro stare insieme. In un anno a Brescia il COVID ha fatto più vittime della Seconda guerra mondiale.

Ma la nostra gente, medici, infermieri, tecnici, operatori socioassistenziali, volontari e tanti altri hanno lavorato e resistito dinanzi allo “thauma” ovvero all’orrore della morte.

Non c’ è nessuno di noi che non abbia un amico, un collega che conosceva da decenni, che è mancato per il COVID.  Tanti si sono ammalati e molti ancora oggi ne portano le conseguenze.

Abbiamo sempre rifuggito dalle celebrazioni eroiche. No, non sono eroi, ma gente per bene che ha interpretato il senso profondo della nostra professione, insomma che non si è tirata indietro nonostante le incolpevoli mani nude. E la storia è ricca di non eroi, di gente normale come la nostra gente, che scopre il coraggio di non fermarsi davanti al rischio immane.

E proprio per questo oggi li ricordiamo con ancor più grande onore.

Ma in questi mesi quella scienza, che sembrava sconfitta dalla natura e dai nostri disastri di homo sapiens, ci ha ridato la speranza: vaccini, nuovi farmaci e forse… forse il controllo della pandemia.

Dovremo riscoprire tutti la fiducia, e non la fede, nella scienza. La scienza che si basa sull’umiltà delle sue provvisorie verità.

Dobbiamo rinverdire la fiducia nel nostro Sistema Sanitario Nazionale, bene prezioso, inestimabile, che va rivitalizzato, radicalmente riformato, ma mantenuto saldo nei principi ispiratori.

Lo dobbiamo a quelli con il fonendo e le mani nude che non si sono fermati davanti alla paura del morire.

Lo dobbiamo al dolore immenso delle mogli, dei mariti, dei figli, che ora possono parlare di loro solo al passato.

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