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Notiziario dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Brescia – aut. Tribunale di Brescia n. 195/1962

La morte della signora Norma

E’ stata rinvenuta sulle scale del condominio dal vicino di casa, non si sa quanto tempo sia stata a terra.

Ha 88 anni e da cinque vive negli alloggi protetti del comune; l’assistente sociale riferisce che la paziente prima dell’accaduto soffriva di lieve decadimento cognitivo e camminava con un deambulatore; usufruiva di pasti e di supporto del personale dell’assistenza domiciliare.

In pronto soccorso arriva con compromissione della coscienza. Dopo gli accertamenti viene portata in corsia con diagnosi di trauma cranico con ematoma sottodurale dx e focolai lacero-contusivi intraparenchimali; ferita lacero-contusa frontale dx e fratture multiple dei corpi vertebrali cervicali da caduta a terra. Si dovrà controllare l’evoluzione.

È chiaro che condizioni di salute impediranno il rientro al domicilio ed è necessario prevedere altre possibili destinazioni.

La paziente non si è mai sposata, non ha alcun parente, nessuno da consultare per conoscere storia, desideri, aspettative. L’unico possibile riferimento è una vicina di casa, pure molto anziana, che ha accesso al suo misero conto corrente.

Nei primi giorni di degenza si osserva un lento peggioramento della coscienza nonostante la stabilità del quadro tomografico del capo.

Un ulteriore peggioramento lo si registra dopo una settimana, la prognosi è ragionevolmente sfavorevole nel breve termine.

Si programma il trasferimento presso un centro di post-acuzie della città che potrà accogliere la paziente non prima di 5 giorni.

Il giorno successivo una telefonata dall’hospice della provincia informa della morte inattesa di un paziente e della disponibilità immediata di un posto letto.

Breve consulto tra i medici, la capo infermiera e l’assistente sanitaria che hanno gestito il caso e si concorda di occupare il posto letto in città con un paziente con familiari che gli potranno essere vicini e di inviare là, in provincia, la paziente che non ha nessuno (in dieci giorni nessuno è venuto a trovarla, a chiedere informazioni); e nel pomeriggio la “salutiamo” sulla barella dell’ambulanza per la nuova destinazione: l’attende un viaggio di 40 kilometri verso il luogo dove andrà a morire, sola.

Sola com’è vissuta sino ad ora.

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